La Lega riparte dall’opposizione e dai conflitti interni

La rottura dell’alleanza con il Popolo delle Libertà, finito a sostenere il governo Monti con PD e Terzo Polo, ha aperto alla Lega Nord un’insperata occasione per ridare vigore a un partito che, negli storici feudi del profondo nord, cominciava a perdere consensi fra il “popolo padano”, stanco di dover difendere i “bunga bunga” di Berlusconi e di vedere il nord produttivo scomparire sotto i colpi della crisi con il Carroccio al governo e immobile.
Nei prossimi mesi, infatti, gioverà non poco al partito del “senatur” la possibilità di rappresentare in Parlamento l’unica opposizione sociale – anche virulenta – ai provvedimenti “lacrime e sangue” che con ogni probabilità saranno perseguiti dal premier Mario Monti; restano da sciogliere, tuttavia, i nodi interni al partito, dove il ritorno all’opposizione non ha cancellato le rivalità fra l’area politica vicina ad Umberto Bossi e quella dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Opposizione dura, anche contro il PdL – Dentro il Carroccio, in ogni caso, almeno sulla necessità di contrastare il nuovo esecutivo tecnico, si sono trovati tutti d’accordo.
“Non faremo sconti a nessuno e saremo durissimi contro questo governo che per ora ha parlato solo di tasse. – ha spiegato Roberto Maroni ai microfoni di RadioPadania – Il Pdl voterà la patrimoniale e la reintroduzione dell’Ici? E il Pd voterà il taglio alle pensioni di anzianità? Se inizieranno i veti incrociati” il governo in carica “riuscirà a far poco e il bluff durerà poco. Se invece voteranno queste misure la Lega sarà lì e svelerà le ipocrisie”.
Concorde anche il capogruppo alla Camera del Carroccio Marco Reguzzoni, fedelissimo di Bossi.
“Prendo atto con rammarico che in questa settimana non ci sarà nulla da fare in Aula alla Camera. – ha aggiunto – Nel frattempo le borse scendono e gli spread salgono, ma qui il governo non è pronto e facciamo vacanza”.

Bossi vuole il Copasir, Maroni no – Lo stesso Reguzzoni, intanto, si è rivolto al Presidente della Camera Gianfranco Fini per richiedere che alla Lega Nord – come opposizione al nuovo governo – sia riconosciuto il diritto di esprimere il presidente del Copasir, ruolo attualmente ricoperto da Massimo D’Alema, nominato quando, nel 2010, il Partito Democratico era forza di opposizione.
Lo stesso Bossi, infatti, secondo indiscrezioni interne al Carroccio, avrebbe espresso la volontà di nominare al posto dell’ex premier del PD, Roberto Maroni, che, confinato ad un incarico istituzionale, vedrebbe ridotta la sua libertà di manovra all’interno del partito.
L’ex ministro degli Interni, tuttavia, ha già espresso a chiare lettere – all’interno degli organismi della Lega ed anche pubblicamente – di non essere interessato ad alcuna poltrona, volendo concentrarsi sul rilancio del partito e, magari, sulla successione del senatur alla guida dello stesso.
Sembra sfumare, intanto, la possibilità che Maroni potesse assumere il ruolo di capogruppo alla Camera, ipotesi smentita categoricamente da Reguzzoni.
“Certo che resto. – ha spiegato l’attuale capogruppo – Il gruppo risponde al segretario. Io farò quello che mi ha detto Bossi. E Bossi mi ha detto di rimanere al mio posto”.

Mattia Nesti