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Vent’anni senza Freddie Mercury

Il mito – Un talento vocale come pochi, una voce che sapeva e poteva osare e una teatrale capacità di metamorfosi hanno reso Freddie Mercury, al secolo Farrokh Bulsara, un mito. A vent’anni dalla sua morte Freddie Mercury oggi vive ancora, nei ricordi dei suoi fan, nelle sue straordinarie canzoni, portate al successo con la band dei Queen. Ancora ai giorni nostri la sua voce e le sue performance gli permettono di essere considerato una delle più potenti icone prodotte dalla cultura pop degli ultimi trent’anni. Un cantante strepitoso, un performer senza rivali, un trasformista per professione. Come compositore ha scritto brani come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don’t Stop Me Now, It’s a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions. Oltre all’attività con i Queen, negli anni ottanta ha pubblicato due album da solista ‘Mr. Bad Guy’ e ‘Barcelona’, frutto, quest’ultimo, della collaborazione con il soprano spagnolo Montserrat Caballè. Freddie Mercury è stato un mito che ha saputo lasciare un segno ancor prima della sua prematura morte. Una leggenda stroncata da una broncopolmonite sviluppatasi per via della deficienza immunitaria legata all’Aids, quando la sindrome da immunodeficienza acquisita era ancora un morbo da nascondere, ‘una peste per eroinomani e omosessuali’ e quando ancora non esistevano le terapie che oggi permettono di convivere con la malattia. Persino il superdivo che aveva scandalosamente portato la teatralità gay sui grandi palchi del rock aveva vissuto la sua omosessualità come un fatto privato, così come aveva tenuto nascosta per anni la sua malattia.

Vita privata – Mercury cercò di difendere la sua privacy fino all’ultimo ma davanti alle voci sempre più insistenti sulla sua malattia, con giornalisti accampati davanti alla sua villa, decise di convocare il manager dei Queen per stilare un comunicato ufficiale, in cui ammetteva di essere malato di Aids. Nella nota si leggeva:‘’Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia’’. Il giorno dopo Freddie Mercury morì a soli 45 anni.

Il ricordo – Oggi il mondo ricorda la scomparsa di un mito, la scomparsa prematura di un uomo che con il suo estro ha scritto una fetta importante della storia della musica contemporanea. In tutto il mondo si celebrerà questa data. ovunque tranne che a Zanzibar, patria di Freddie Mercury, dove il grande front man dei Queen deve scontare anche da morto il fatto di essere stato gay e malato di Aids. In Italia Mtv Classic gli dedicherà l’intera giornata, con una programmazione particolare ricca di ascolti live, speciali, documentari e tutti i video della sua indimenticabile band, premiata agli ultimi Mtv ema con il Global Icon Award per il quarantesimo anniversario della loro formazione, datata 1971.

Maria Rosa Tamborrino