Casini: Bersani e Alfano governeranno insieme

Nell’Italia post berlusconiana, dove dieci giorni sembrano un’era politica fa, succede anche di svegliarsi e ritrovarsi con la DC al Governo; o, almeno, questo pensa il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, pronto a compiere un grande tuffo nel passato, portando a termine la faticosa costruzione di una “grosse koalition”, di un grande polo “della Nazione” che metta d’accordo PD e PdL.
Mai come oggi, d’altronde, la fase politica si era rivelata così favorevole a un progetto politico cui i centristi mirano ormai da diversi anni. Il Governo di emergenza presieduto da Mario Monti, come sostenuto anche dallo stesso Casini, di “tecnico” ha ben poco, essendo piuttosto rappresentante di un’area politica, economica e culturale che ben si riconosce nelle aspirazioni di Confindustria e di alcune grandi banche o università private benedette dal Vaticano.

“Monti? Più politico di Andreotti” – A scoprire le carte, per alzare la posta in gioco nella nuova maggioranza di governo PD – Terzo Polo – PdL, è stato per primo, ieri, proprio il leader dell’Udc.
Mario Monti si sta dimostrando piu’ politico di tanti politici, è furbo e raffinato, non ha nulla da invidiare a Giulio Andreotti. – spiega Casini in un’intervista pubblicata oggi da “Panorama” – Abbiamo chiesto la supplenza dei tecnici anche perche’, a un anno dalle elezioni, sarebbe stato molto difficile vedere Alfano e Bersani nello stesso governo: ma a me piacerebbe che stessero insieme per precisa volontà. […] Spero che dalle prossime elezioni nasca una grande coalizione sul modello della Germania, e che le ali estreme vengano emarginate”.
E l’attuale Presidente del Consiglio? “Mi auguro che Mario Monti tiri fuori l’Italia dalla crisi – conclude Casini, rispondendo alla richiesta di previsioni sul successore di Giorgio Napolitano – e poi sicuramente non rimarrà disoccupato”.

La BCE è il programma del futuro? – Che gli auspici di Casini non fossero da archiviare sotto la categoria della “fantapolitica” lo si poteva capire bene ieri mattina, ascoltando il senatore del Partito Democratico Pietro Ichino – vicino all’area moderata del partito – intervenuto su La7 ad “Omnibus”.
“Nel prossimo anno e mezzo – ha spiegato – il discrimine politico non sara’ tra destra e sinistra ma chi e’ convinto che la soluzione vada trovata risolvendo i problemi dell’Europa e quindi consentire all’Italia di agganciare i parametri europei e chi invece e’ convinto che l’Europa sia la fonte dei nostri problemi e agganciare quei parametri sia comunque fallimentare”.
Traduzione dal politichese: nei prossimi anni il discrimine non sarà fra centrodestra e centrosinistra – categorie utili nei vent’anni appena trascorsi per dividere “berlusconiani” e “antiberlusconiani” – fra chi ritiene valide le ricette della Bce e del neoliberismo europeo (leggi tagli e “massacro sociale” su pensioni, mercato del lavoro, scuola pubblica…) e chi invece riterrà che dalla crisi si potrebbe uscire solo ripensando l’intero sistema.
Difficile essere più chiari di così.

A sinistra, certo, questo signicherà la morte del “Nuovo Ulivo” e, forse, comporterà l’implosione dello stesso Partito Democratico.
Ma, d’altronde, come scriveva martedì su “La Stampa” Massimo Gramellini, “chiunque osservi senza pregiudizi la situazione delle forze in campo nel dopo Berlusconi, vede che oggi esistono un partito antieuropeista (la Lega), un partito anticapitalista (Vendola più un pezzo di Pd) e in mezzo due democrazie cristiane.
Una un po’ più di destra e l’altra un po’ più di sinistra, che non avendo abbastanza voti per vincere in solitudine né abbastanza sintonia d’idee con i partiti estremi per fare squadra con loro, saranno condannate in futuro a governare insieme”.

Mattia Nesti