Egitto: in piazza si uccide, su Facebook ci si scusa. Le condoglianze della Giunta militare

Nell’epoca del web 2.0 tutto pare essere diventato più leggero, impalpabile come i bit che creano la sensazione di compresenza anche tra chi vive a migliaia di chilometri di distanza. Se non è il corpo a essere condiviso, lo possono essere i pensieri e i sentimenti. Quante volte abbiamo sentito dire che ciò che importa davvero è quello che si ha dentro e non come si è fuori? La leggerezza del virtuale ci dà la possibilità di troncare rapporti sentimentali semplicemente selezionando un’opzione diversa da un menù a cascata, ci concede di fare sentire amici anche quelle persone, i cui sguardi poi per strada eviteremo di incrociare e a quanto pare, secondo alcuni, può far evaporare il senso di colpa. Anche quello dettato dall’avere responsabilità per l’uccisione di altri uomini. L’aria virtuale non puzza di morte, neanche quando si è degli assassini. Forse si potranno imbrattare di sangue le lettere sulla tastiera, ma i nostri ‘amici’ non verranno a saperlo. A loro arriverà soltanto il nostro dispiacere. Finto.

Condoglianze – Nell’Egitto del dopo Mubarak, la libertà e la democrazia rimangono concetti ideali. Parole che si inseguono nel corso della vita e anche a costo di quest’ultima. A piazza Tahrir, poi, vita e morte camminano a braccetto: i giovani gridano al cambiamento e sfidano le forze di sicurezza, fedeli alla giunta militare – la stessa che nella scorsa primavera aveva preso il potere con l’obiettivo di traghettare il Paese verso la democrazia -, che dal canto loro non esitano a sparare e uccidere. Avendo poi magari cura di gettare il cadavere di turno tra i rifiuti. Perché anche in situazioni come queste, dove più che alla libertà viene da pensare alla guerra civile, + buona regola impegnarsi a mantenere le cose ordinate. Dopo una settimana di scontri, tra i ribelli di ieri e gli oppressori di oggi, al Cairo sono morte più di quaranta persone e si contano più di duemila feriti.
C’è però chi, da dietro un monitor, pare essersi fatto un piccolo esame di coscienza. Virtuale, si intende. Dalla propria pagina Facebook, la giunta militare ha fatto sapere nei giorni scorsi che “il Consiglio supremo delle Forze armate si dice dispiaciuto e chiede scusa per i martiri del popolo egiziano negli scontri recenti ed esprime condoglianze alle famiglie dei martiri nel Paese”. Chissà se Cesare Beccaria, nello scrivere oggi il suo Dei delitti e delle pene, dedicherebbe un capitolo al potere riparatorio dei mi piace.

Simone Olivelli