Voto al Marocco

Marocco – Seggi aperti. Elezioni. Incognita affluenza. Partecipazione. Interesse internazionale. Apatia locale. Sono queste le diverse dimensioni attraverso le quali si esplica oggi il processo democratico in Marocco attraverso le elezioni per il nuovo Parlamento. Dopo la chiusura delle urna stasera alle 19, domani a mezzogiorno verrà dato il comunicato ufficiale del risultato elettorale sotto gli occhi di numerose testate giornalistiche e circa 4000 tra osservatori locali e internazionali.

I partiti – Tra le componenti partitiche di spicco, il Partito di Giustizia e Sviluppo (PJD) guidato da Abdelilah Benkirane è sicuramente il favorito. L’idea di un nuovo Marocco moderato fondato sull’ibrido ideologico Islam-democrazia, secondo molti osservatori avrà la meglio sulle proposte filomonarchiche dell’Unione Nazionale degli Indipendenti (Rni) con a capo l’attuale Ministro delle Finanze Salaheddine Mezouar e sulle posizioni nazionaliste e conservatrici dell’attuale partito in carica, l’Istiqlal di Abbas al Fassi. Tra i circa 30 partiti che si contendono oggi i 395 posti disponibili nella Camera dei rappresentanti, il PJD sembra essere la maggioranza più capace di portare avanti quel processo di implementazione alla riforma costituzionale approvata con il 98% dal referendum del primo luglio scorso.

Le proteste – Nonostante il nuovo corso riformistico avviato da Mohammed VI, è ancora forte  l’insoddisfazione per un regime considerato lontano dal popolo. Il manifesto programmatico dello scontento marocchino è rappresentato dalle richieste del Movimento 20 febbraio, il quale considera la Carta costituzionale non sufficiente per le esigenze del paese e i partiti candidati sono stati accusati di aver riciclato vecchi dirigenti per nuove coalizioni. Oltre alle grandi manifestazioni svoltesi su tutto il territorio domenica scorsa per organizzare un boicottaggio di massa, anche ieri sera fino a tarda notte nella capitale ci sono stati cori di protesta. Inoltre per il 4 dicembre prossimo è stata indetta “la giornata della collera nazionale”.

Disinteresse e partecipazione – Stando a dati ufficiali, nell’ultima campagna elettorale sarebbero stati organizzati circa 9000 comizi con la partecipazione di 608 mila cittadini: 64 persone per ogni incontro. In Marocco c’è un disinteresse generalizzato nei confronti del processo democratico in atto. La popolazione sembra convinta che nonostante le riforme, sarà sempre il monarca a tenere in mano la totalità delle decisioni. Su una popolazione complessiva di 33 milioni di abitanti, approssimativamente saranno appena 13 i milioni di marocchini che si recheranno oggi alle urne per votare. Nonostante queste cifre la dicano lunga sul grado di coinvolgimento popolare, in una recente dichiarazione l’ambasciatore del regno Hassan Abouyoub sostiene che il pluralismo democratico esiste in Marocco da 50 anni. L’unico problema consisterebbe nel riconciliare i cittadini alla politica, coinvolgere le nuove generazioni e lanciare un segnale importante dall’economia.

La democrazia marocchina – Il new deal lanciato da Mohammed è stato uno sviluppo democratico importante, segnato da una forte volontà di cambiamento e trasformazione. Alcune tra le misure approvate che entreranno in vigore da subito prevede l’eleggibilità del premier non più da parte del monarca, bensì dal Parlamento stesso. Al nuovo capo del governo verrebbe inoltre conferito il potere di sciogliere l’Assemblea parlamentare. La democrazia in Marocco sembra esserci, almeno in termini normativi. La problematica di fondo sembra essere invece l’assenza di un ricambio al potere, impossibile se presente una continuità monarchica. Rispetto al caso tunisino e a quello egiziano, quello marocchino presenta caratteristiche sostanzialmente differenti. I presupposti democratici sono instaurati, si tratterebbe adesso di consolidarli. Tutto dipenderà dai risultati elettorali, dal rispetto delle leggi e dalle garanzie sancite dalla Costituzione. Il processo di consolidamento è nella sua fase più delicata e le elezioni rappresentano un punto di snodo essenziale nel prosieguo della democrazia marocchina, la quale semmai riuscisse a sottrarsi definitivamente dalla spirale della primavera potrebbe rappresentare uno dei rari casi di successo arabo.

 

Mario Paciolla