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Caso Yara, a un anno dalla scomparsa ancora nessun colpevole

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In ricordo di Yara – A un anno dalla scomparsa di Yara Gambirasio, la scuola media Regina di Bergamo ricorda l’ex allieva intitolandole la palestra dell’istituto mentre amici, parenti e conoscenti si riuniranno nel pomeriggio per celebrare una messa in sua memoria. Dopo tanti mesi, però, giustizia non è ancora stata fatta e l’individuo che il 26 novembre 2010 rapì e uccise la tradicenne che sognava di diventare una ginnasta, non ha ancora un volto né un nome.

 Quella sera era ancora viva – Passarono tre mesi prima che un appassionato di aeromodellismo ritrovasse il corpo della ragazzina in un campo della frazione di Chignolo d’Isola, ad appena 10 chilometri dal comune di Brembate di sopra, dove Yara viveva con la famiglia e si allenava. Come se non bastasse, la relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo ha fatto emergere che la ragazzina era ancora viva quando l’aggressore si disfece del corpo: la ferita alla testa, un tentanto strangolamento, i tagli a schiena, collo e polsi non l’avevano finita; è servito il gelo della notte per portarle via la vita. Adesso  i genitori e i tre fratelli della tredicenne chiedono di poter conoscere una volta per tutte la verità.

Pm: nessuna pistra tralasciata – Il pm a capo delle indagini, Letizia Ruggeri, ha fatto sapere che le forze dell’ordine continuano a lavorare senza sosta perché il nome del colpevole venga alla luce: centinaia di persone interrogate, 12mila le telefonate intercettate e 10mila i campioni di dna prelevati dai leggings e dagli slip della ragazza di cui “8mila già confrontati“. La Ruggero ha poi spiegato che nessuna pista, neanche le più improbabile, è stata tralasciata: “Dall’inizio dell’inchiesta abbiamo fatto tantissimi passi in avanti e spero che tutto questo lavoro non sia vano. Le forze dell’ordine continuano a raccogliere campioni di Dna, continuiamo ad ascoltare persone, verifichiamo segnalazioni ‘strampalate’, indicazioni fornite da alcuni sensitivi e riceviamo ancora lettere con informazioni destituite da ogni fondamento“. Ci auguriamo una rapida, decisiva svolta delle indagini.

Irene Lorenzini