Messina frana, il Ponte sullo Stretto no. Storia di un costoso miraggio

La rabbia dopo la tempesta.  Dopo le alluvioni e le frane dei giorni scorsi, in alcuni Comuni di Messina, si fa la conta dei danni e degli scomparsi. Il tragico bilancio è di tre morti: il piccolo Luca Vinci di 10 anni, travolto da un fiume di fango e Luigi e Giuseppe Valla, rispettivamente padre e figlio di 55 e 25 anni, investiti da una frana mentre si trovavano nella loro abitazione di Saponara. Circa  700 il numero degli sfollati, innumerevoli gli “arrabbiati” contro la politica, accusata di non aver organizzato prontamente la macchina dei soccorsi,  e contro la stampa, colpevole, secondo i messinesi, di aver trattato le vittime della tragedia come dei “diversamente-alluvionati” non dedicando spazio sufficiente al drammatico evento.

Sogno antico. Non sarà sbagliato, allora, focalizzare l’attenzione sulla Sicilia, l’isola bella che troppo spesso si sente presa a calci dallo Stivale. La Sicilia dimenticata, anche in questi giorni difficili, dopo l’alluvione. L’“isola che non c’è”, ma che è presente da secoli nei sogni di chi, a tutti i costi, vuole legarla al Continente costruendo il tanto bramato Ponte di Messina. L’idea di collegare in modo stabile la Sicilia all’Italia ha origini antichissime. I primi progetti risalgono all’epoca dei Romani ma, nel corso della storia, tanti “nomi eccellenti” hanno agognato l’amato Ponte come Carlo Magno e, in epoca “più recente”  Ferdinando II di Borbone,  Re delle Due Sicilie. Dopo l’Unità d’Italia fu la volta del ministro Giuseppe Zanardelli, che disse «Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente». Peccato che proprio a quel periodo risale l’aggravarsi della cosidetta questione meridionale che vedeva un sud Italia in ginocchio e una conseguente fuga verso gli States. Una situazione non molto diversa rispetto all’attuale. Anche se oggi non si fuggirebbe certo verso l’America!

 

Tempi moderni. L’idea dell’opera fu rilanciata nel Secondo Dopoguerra fino ad arrivare alle soglie degli anni ’70 quando, il Ministero dei Lavori Pubblici , bandì un “Concorso internazionale di idee” per un progetto di attraversamento stabile stradale e ferroviario dello Stretto. Solo per gli studi preliminari furono stanziati 3 miliardi e 200 milioni di lire. Successivamente furono assegnati 12 premi, di cui 6 da 15 milioni di lire e altri 6 secondi premi da 3 milioni di lire; grosse cifre per l’epoca! Negli anni successivi continuarono gli studi sul tema e i relativi investimenti economici fino a quando si arrivò, negli anni ’80, al governo Cossiga che diede la sua approvazione alla costituzione della società concessionaria Stretto di Messina S.p.A., una società di diritto privato a capitale pubblico, concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del collegamento stabile viario e ferroviario a cui partecipavano finanziariamente l’ITALSTAT e l’IRI con il 51% e Ferrovie dello Stato,  ANAS,  Regione Siciliana e Regione Calabria in percentuali uguali del 12,25% ciascuno. Nel corso degli anni sono stati portati avanti nuovi studi e investimenti fino a quando, negli anni ’90, esordì il primo governo Berlusconi, determinato alla realizzazione dell’opera. Presto però, la Direzione investigativa antimafia, informò il Parlamento dei tentativi di Cosa nostra d’interferire sulla realizzazione del Ponte e avviò un’inchiesta al riguardo. Con l’insediamento del Governo Prodi,  tutto l’iter si bloccò e solo col nuovo Governo Berlusconi nel 2008 venne ripreso nuovamente.  I primi cantieri sono stati avviati circa un anno dopo.

Oggi. Si arriva così, al  2011 quando il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli comunica l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, la “grande opera” che, secondo i giudici della Corte dei Conti, solo tra il 1986 e il 2008,  sarebbe costata agli italiani circa 200 milioni di euro. Una cifra destinata a raddoppiare, arrivando a più di 400 milioni di euro considerando, il denaro speso per le consulenze, la formazione, la pubblicità e le operazioni di esproprio dei terreni interessati dai cantieri. Solo 500 mila euro sono stati stanziati dalla Regione Calabria per finanziare un bando sui corsi di formazione professionale sempre nell’ambito del “progetto Ponte sullo Stretto” e anche le Università di Messina e Reggio Calabria hanno investito economicamente in tirocini formativi. Una corsa a ostacoli quella verso la costruzione del tanto agognato Ponte, una corsa folle alla luce dell’enorme debito pubblico e alla difficoltà di trovare investimenti privati stranieri. Una corsa in cui, secondo il VI rapporto sullo stato di attuazione delle Legge Obiettivo, al momento sono disponibili solo 2,5 miliardi di euro sui 7,2 necessari. 

No sa’ da fare. Ad allontanare il sogno del Ponte però,  ci ha  pensato l’Unione europea non includendolo tra le opere pubbliche destinate a ricevere finanziamenti comunitari. Non solo. Nel mese di ottobre la Camera ha approvato una mozione dell’Italia dei valori che impegna «alla soppressione dei finanziamenti che il governo ha previsto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, pari complessivamente a 1 miliardo e 770 milioni di euro».

Il sogno del Ponte non crolla. Lo scorso 16 ottobre, l’ex ministro delle Infrastrutture aveva detto che l’opera sarà realizzata «a prescindere dall’eventuale finanziamento dell’Ue, in quanto le risorse per il manufatto saranno reperite sul mercato, come previsto dal piano finanziario allegato al progetto definitivo (…) Il Ponte per il governo resta una priorità essenziale per lo sviluppo del sistema dei trasporti dell’Italia».  Intanto, se non crolla il miraggio del Ponte, un miraggio che dura da secoli e dietro al quale si sono spese tante energie e investimenti, a crollare è tutta l’Italia con i suoi diritti e le sue speranze, sotto una pioggia battente che sa di “lacrime e sangue”. 

Giovanna Fraccalvieri