Uccisa dal marito perché voleva convertirsi

Voleva diventare cristiana – Era incapace di accettare che la moglie avesse deciso di abbandonare l’Islam per abbracciare il Cristianesimo così Mohamed El Ayani, 39enne marocchino residente in Italia dal 1995, l’ha uccisa colpendola ripetutamente alla testa. Fermato dai carabinieri di Brescello (PR), l’uomo aveva inizialmente raccontato di avere agito spinto dalla gelosia nei confronti della coniuge che voleva abbandonarlo ma, quanto emerso durante l’interrogatorio ha rivelato uno scenario assai più articolato: Rachida Radi, questo il nome della donna, aveva preso i primi contatti con un parrocchia locale ma il marito, integralista convinto, era deciso a non permettere questo ‘tradimento’.

Intenzionata a divorziare – La donna avrebbe subito ripetute percosse dal marito durante le frequenti liti domestiche scoppiate a causa delle richieste di maggiore autonomia di Rachida che, dal canto suo, non ha mai denunciato l’uomo alle autorità italiane preferendo avviare autonomamente le pratiche di separazione nel Paese natale. La 35enne marocchina si era perfettamente integrata nella nuova realtà occidentale e aveva iscritto le due figlie al gruppo parrocchiale per permettergli un facile inserimento all’interno della comunità.

Oltre 10 colpi alla nuca – L’autopsia svolta al policlinico di Modena ha posto in evidenza la violenza con la quale Mohamed si è scagliato sulla moglie: oltre 10 colpi inferti con un martello da cucina, fino a romperle il cranio. L’omicida, che aveva asserito di avere colpito la donna solo con due fendenti, avrebbe dunque dichiarato il falso e sarà compito delle indagini portare alla luce i punti oscuri della vicenda. Resta da comprendere se la figlia di 4 anni abbia assistito o meno al delitto: il padre sostiene che la bambina si trovava davanti al televisore ma sui vestitini della piccola sono state rinvenute tracce ematiche di cui si dovrà verificare la provenienza. Esprimendosi sulla triste vicenda, il procuratore capo di Reggio ha dichiarato: “Se la bimba è stata effettivamente presente al delitto ciò inciderà sulla valutazione della personalità dell’omicida. Va capito se la cultura araba ha pesato in questa storia e andrà sentita anche la figlia maggiore per ricostruire meglio il contesto familiare. So che El Ayani, messo alle strette, ha un po’ tentennato. Io comunque sono fiducioso, il pm Padula sta facendo un buon lavoro”.

Irene Lorenzini