Egitto, nelle piazze in fermento sempre più frequenti le violenze sulle giornaliste

Secondo l’agenzia Reporter senza frontiere l’Egitto sta diventando un Paese sempre più pericoloso, dove aumentano vertiginosamente i casi di aggressione nei confronti delle troupe giornalistiche, specie se donne. La giornalista Caroline Sinz di France 3 è soltanto l’ultima delle vittime di questa recrudescenza violenta nei confronti dei curatori della cronaca: “Un branco di uomini mi ha strappato i vestiti. Mi hanno picchiata e aggredita sessualmente davanti a tutti, in pieno giorno. Ho creduto di morire”, ha raccontato nell’edizione serale del Tg dell’emittente transalpina. La Sinz, assieme al suo cameraman Salah Agrabi, stava realizzando delle riprese a due passi da Piazza Tahrir, dove migliaia di persone si radunano da giorni per protestare contro il Consiglio militare al potere, quando ha subito un’aggressione da parte di un gruppo di ragazzini di età compresa tra 14 e 15 anni, che hanno provveduto a separare a forza i colleghi. La giornalista di France 3 è stata costretta a raggiungere un altro gruppo di persone, di età variabile, che l’hanno picchiata e violentata per circa 45 minuti.  Anche il cameraman sarebbe stato colpito e ferito.

Dal 19 novembre, cioè a partire dall’intensificarsi delle nuove manifestazioni di piazza, ad oggi sono stati una quindicina i giornalisti attaccati: una maniera che sembra voler impedire alla stampa di raccontare ciò che sta succedendo nell’Egitto in fermento e che ricorda gli ultimi tempi del regime di Mubarak, quando gruppi di persone adescate dall’entourage dell’ex presidente seminarono il terrore tra i dimostranti, aggredendo spesso e volentieri i cronisti.

“I professionisti dell’informazione sono i testimoni ingombranti del declino dell’esercito al potere”: così in un comunicato la denuncia di Rsf, che ha anche sconsigliato l’invio di giornaliste, almeno fino alla fine delle violenze, che sino ad ora hanno causato 38 morti.

 

Tommaso Palmieri