Egitto, urne aperte: lunghe file ai seggi, mentre a piazza Tahrir si temono ancora scontri

Il risveglio dell’Egitto in questo primo giorno della settimana è stato di certo particolare. Il Paese, per la prima volta dalla caduta del presidente Hosni Mubarak, va alle urne per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. Le elezioni per decenni sono state soltanto una formalità, un appuntamento a cui si partecipava senza alcuna speranza di cambiamento: la corruzione e i brogli erano prassi, mezzi utili per giungere alla rielezione no stop di Mubarak. Oggi, invece, la speranza per gli egiziani è quella di vedersi rappresentati adeguatamente, compiendo così un primo passo verso il tanto agognato sogno democratico.
Dalle prime ore di questa mattina migliaia sono state le persone che hanno atteso l’apertura dei seggi per poter così esprimere la propria preferenza. Le file più lunghe sono state registrate ad Alessandria e al Cairo.

Democrazia e repressione – Quest’ultima città si ritrova a vivere un duplice stato d’animo: se da una parte, infatti, si celebra il rito democratico delle elezioni politiche, dall’altro l’attenzione rimane comunque rivolta su piazza Tahrir, il luogo in cui da più di una settimana si svolgono violenti scontri tra le forze di sicurezza fedeli alla giunta militare che guida il Paese e i cosiddetti giovani della rivoluzione.
La repressione delle manifestazioni di protesta, organizzate per reclamare a gran voce una reale apertura democratica da parte dei militari che sembrano aver disatteso le speranze in loro riposte soltanto pochi mesi fa, ha portato già alla morte di 42 persone e al ferimento di altre duemila.

Simone Olivelli