Italia a rischio analfabetismo

Rischio analfabetismo – L’ex ministro della pubblica istruzione Tullio De Mauro è intervenuto questa mattina al convengo del Consiglio regionale toscano intitolato ‘Leggere e sapere: la scuola degli italiani’ dove ha presentato i risultati allarmanti di due studi che paventano il rischio del ritorno al semi-analfabetismo per la popolazione del Belpaese. De Mauro, linguista presso l’Università La Sapienza di Roma, ha inoltre manifestato la propria preoccupazione per la scarsa attenzione che, fino a questo momento, il governo Monti ha prestato allo scottante tema dell’istruzione.

Solo il 20 percento degli italiani conosce la lingua – Non ci si può esimere dal riflettere di fronte alle cifre significative, quasi spaventose, delle ricerche evidenziate dal linguista, infatti, soltanto il 20 percento degli italiani sarebbe in possesso degli strumenti necessari per “orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana” mentre il 71 percento, posto di fronte ad un testo di media difficoltà, non riuscirebbe a comprenderlo. “Il 5 percento – prosegue De Mauro – non è neppure in grado di decifrare lettere e cifre, un altro 33 percento sa leggere, ma riesce a decifrare solo testi di primo livello su una scala di cinque ed è a forte rischio di regressione nell’analfabetismo, un ulteriore 33 percento si ferma a testi di secondo livello”. A soffrire di carenze sintattiche e grammaticali sono anche gli studenti universitari italiani che si collocano “agli ultimi gradini delle classifiche europee”.

Emergenza culturale come emergenza economica – L’ex ministro dell’istruzione ha concluso il proprio intervento enumerando le ragioni dell’inversione culturale a cui stiamo assistendo in Italia: “Sembrano constatazione banali, ma non lo sono affatto in un contesto in cuil’insegnamento dell’italiano nelle scuole soccombe all’anglofilia diffusa e la lettura, sul piano sociale, è nettamente sacrificata rispetto all’approccio visivo, comportando vere mutazioni psichico-cognitive. Se ciò risulta vero, non è eccessivo affermare che l’emergenza culturale, nel nostro Paese, dovrebbe preoccupare almeno quanto quella economica”.

 

Irene Lorenzini