“Macbeth”: ieri la prima al Teatro dell’Opera di Roma con Giorgio Napolitano

Ieri finalmente è iniziata la stagione 2011-2012 del Teatro dell’Opera di Roma. S’è trattato di un inizio in grande, che ha visto il Direttore Onorario a Vita Riccardo Muti impegnato nell’arte del dirigere l’orchestra. Il regista Peter Stein ha portato in scena una delle opere più celebri di sempre: il “Macbeth” di Verdi. Lo spettacolo in questione è stato un vero successo presso il Festival di Salisburgo; il regista tedesco ha deciso, perciò, di offrirlo al pubblico della Capitale rinnovandone la maestosità.

Macbeth con Giorgio Napolitano – La Felsenreitschule di Salisburgo, da cui proviene questa versione della celebre opera con libretto di Shakespeare, possiede un’acustica peggiore rispetto a quella del Teatro dell’Opera di Roma, che ieri ha accolto calorosamente un’attesissima prima. La decima opera lirica di Giuseppe Verdi, è amata al punto che è difficile da tempo riuscire a reperire i biglietti per prendere parte a tale evento, le cui repliche si protrarranno fino all’undici dicembre. Il teatro ieri era a dir poco gremito; il Palco Reale era occupato da un acclamatissimo Giorgio Napolitano, che si è goduto uno spettacolo davvero entusiasmante.

Riccardo Muti e l’Inno di Mameli – Per rendere omaggio al Presidente della Repubblica, Riccardo Muti ha diretto un frizzante Inno di Mameli prima dello spettacolo. Nessuno s’è cimentato nel canto del testo, ma tutti erano patriotticamente in piedi. Energico soprattutto per ciò che concerne la prima parte, il “Macbeth” è stato applaudito a dovere assieme all’esperto direttore d’orchestra che ne ha enfatizzato i punti salienti. “Macbeth è una specie di eroe tragico che muore con la consapevolezza che il potere usurpato è stato ottenuto solo al prezzo del sangue.”, aveva detto il 26 novembre Peter Stein all’ Adnkronos. Trattasi di un’opera, quindi, che ha avuto ed ha un significato tutt’altro che casuale nell’Italia della crisi economica e politica, l’Italia in cui opere immortali come questa evocano fantasmi ed idee forti. Si tratta, d’altronde, di Shakespeare; come potrebbe non incentivare le  riflessioni e i pensieri anche più arditi?

M.C.