Vendola salva la foto di Vasto, ma non Enrico Letta

Il leader di Sel, Nichi Vendola, ha recentemente  incontrato i militanti lombardi del suo schieramento al Teatro Franco Parenti di Milano. L’occasione ideale per fare il punto della situazione e per rinnovare la parziale fiducia al nuovo governo, sui cui provvedimenti – ha precisato Vendola – si giudicherà caso per caso. Il governatore della Puglia, a colloquio con il giornalista Luca Telese, ha intrattenuto per un paio d’ore la platea di Milano, tra “stoccate” e “carezze” agli alleati di centrosinistra.

La distanza tra Vendola e Letta – “A Milano si respira un’aria diversa, questa giunta rappresenta davvero la fuoriuscita da una lunga storia di avvitamento affaristico e di provincialismo. Fosse stato per il modo di ragionare di Veltroni, avremmo Letizia Moratti sindaco a vita”. Nichi Vendola non le ha mandate a dire all’ex sindaco di Roma e – nel corso di un incontro organizzato due giorni fa in un teatro milanese – ha rinnovato a Walter Veltroni il suo attestato di disistima politica. Ma a finire “sotto accusa” è stato anche un altro democratico, quell’Enrico Letta autore di un “pizzino” consegnato clandestinamente a Mario Monti per certificare la più completa disponibilità del Pd a collaborare col nuovo governo per dare forma a un nuovo”miracolo” italiano: “Miracolo? – ha commentato Vendola – Io e Letta siamo di religioni diverse. Io sono cattolico”.

Europa di cartapesta – “Stoccate” che il presidente della Puglia ha tentato di mitigare con dichiarazioni più diplomatiche: “La foto di Vasto – ha spiegato – rappresenta ancora una speranza per l’Italia”. E la sua opinione sul nuovo esecutivo tecnico? “Siamo disponibili a giudicare provvedimento per provvedimento – ha detto Vendola  – ma servono segnali di discontinuità rispetto alla più infame stagione di governo della storia repubblicana”. E rivolgendo lo sguardo alla situazione comunitaria: “Sono pessimista sulla tenuta di questa Europa di cartapesta – ha detto il numero uno di Sel – Ci vuole unità politica, invece i Paesi dell’Unione si insultano fra loro”.

Voce ai lavoratori – Inevitabile, infine, un suo commento sulla vertenza Fiat che ha portato alla chiusura anticipata dello stabilimento di Termini Imerese: “Abbiamo diritto a risposte concrete da parte di Sergio Marchionne – ha scandito il governatore della Puglia – In questa Italia berlusconizzata la democrazia non è un optional e il popolo non è un bambino da educare. Il mondo operaio deve avere voce, non è archeologico – ha concluso Vendola – parlare dei problemi dei lavoratori”.

Maria Saporito