Boeri chiede scusa a Pisapia: Voglio ancora cambiare la città

Le scuse di Boeri – Dopo le dimissioni da assessore della giunta Pisapia, Boeri ha voluto comunque esprimere le sue scuse al sindaco di Milano, spiegando di voler comunque continuare a cambiare la città: “Nel modo in cui faccio politica ho portato molto del mio lavoro: un progettista lavora spesso in solitario. Ma capisco che la mancanza di collegialità in una giunta sia un errore. E di questo mi scuso, con il sindaco e con i miei colleghi. Il mio interesse più grande, però, è che non vada persa quella straordinaria eccezione che, qui a Milano, Pisapia e io abbiamo rappresentato, dimostrando che alle primarie vince il migliore, e che chi le perde può mettere a disposizione il suo talento per una sfida comune”, è quanto dice l’ex assessore a Repubblica.
La sua decisione di dimettersi è arrivata dopo un duro botta e risposta su alcuni temi, che lo stesso Boerio sintetizza così: “Lascerei se vedessi una mancanza di fiducia politica sui progetti per la cultura che sto portando avanti, come il centro creativo per i bambini alla Besana, il rilancio delle Biblioteche civiche di quartiere, la rinascita del Pac, la collaborazione con il ministro Ornaghi sulla Grande Brera. Ma questa mancanza di fiducia non l’ho sentita. Per questo credo che la straordinaria eccezione che abbiamo rappresentato non debba andare persa”.

Le deleghe di Pisapia – Il Pd, secondo Boeri, si sta comportando “con grande equilibrio. Ho parlato con i segretari locali e con i consiglieri, con cui ho condiviso i passaggi delle ultime ore. Sento molto forte la responsabilità verso il Pd: oggi è un pezzo della mia vita e vorrei continuare a contribuire dall’interno al suo rinnovamento”.
E sulla possibilità di riavere la propria delega, Boeri risponde: “Le tutele sul piano metodologico non mi spaventano: fosse anche per un periodo di prova. E so di poter migliorare il mio stile di lavoro. L’importante è non avere una tutela sulle idee. Perché in fondo mi sento un costruttore di idee per la città”.