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WWF: fermare la deforestazione entro il 2020 per salvare il pianeta

Allarmante rapporto LivingForest – Il WWF ha presentato il rapporto LivingForest sulla deforestazione e i cambiamenti climatici proprio in occasione dell’apertura dei negoziati sul clima di Dubran, iniziati questa mattina. Sul rendiconto si leggono cifre allarmanti che, in teoria, imporrebbero un immediato cambiamento nello stile dei consumi energetici e maggiore attenzione verso la salvaguardia delle aree verdi planetarie, pena l’esaurimento di tutte le risorse entro il 2050 ed il conseguente auto-annientamento della popolazione mondiale.

Foreste guardiane del pianeta – Le cifre presentate dallo studio sono chiare: entro il 2030 il mondo si prepara a perdere fino a 124,7 milioni di ettari di foreste (una superficie maggiore di quella di Italia, Germania e Spagna messe insieme) con conseguente riduzione della biodiversità globale e diminuzione di importanti risorse primarie. Di contro, la nostra politica di disboscamento selvaggio ci regalerà 24 gigatonnellate di insalubre CO2 che si di diffonderanno nell’atmosfera assieme ad altri pericolosi gas serra, come il biossido di carbonio, trattenuti all’interno del terreno grazie alle radici degli alberi. Perché si disbosca? Prevalentemente per rispondere alla grande domanda del mercato globale che è alla continua ricerca di nuovo legname e fibre vegetali.

La Terra si può ancora salvare – Nonostante le premesse apocalittiche, il rapporto WWF accende un barlume di speranza nel cuore dei lettori assicurandoli che c’è ancora un po’ di tempo a disposizione per riuscire a salvare il pianeta, è sufficiente che i governi lo vogliano davvero. Proprio a loro, il LivingForest chiede di fermare la deforestazione entro il 2020 puntando su fonti energetiche e materie prime alternative come quelle prodotte da piantagioni di alberi a crescita veloce o semi piantati in zone sufficientemente bagnate dalle pioggie.

Come cambiare – Quali scelte pratiche mettere in atto? Il rapporto chiarisce anche questo punto: “Saranno necessarie nuove leggi e politiche, un’implementazione delle norme esistenti, rigide misure restrittive contro la corruzione e, probabilmente, qualche decisione impopolare. Ma è necessaria un’estrema attenzione per riconciliare una visione del mondo che viene decisa dall’alto (top-down) con una prospettiva che sorge dal basso (bottom-up) e che riflette i bisogni, i desideri legittimi di autodeterminazione e il benessere dei 300 milioni di persone che vivono nelle foreste e del milione e più che da queste dipende direttamente. […] Le politiche locali andranno negoziate e il risultato sarà probabilmente un compromesso tra le necessità delle foreste e quelle della gente: in molti posti mettere fine alla deforestazione significa trovare delle opzioni alternative per la vita della popolazione locale”.

Irene Lorenzini