Istambul: uomo libico apre il fuoco sui turisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:57

Sparatoria nel centro storico – Momenti di terrore ad Istambul. Un uomo di origine libica, arrivato in Turchia probabilmente domenica scorsa, si è armato di fucile a pompa e ha aperto il fuoco su alcuni turisti che passeggiavano presso l’antico palazzo del sultano di Topkapi, uno dei luoghi più visitati della città. Dopo aver gridato “Allah akbar” (Dio è grande) dal tetto dell’ ingresso del palazzo, ha cominciato a sparare sulla gente con il fucile. Non si ha notizia al momento di feriti o morti fra i turisti. Secondo la Cnn turca dono stati colpiti 2 o 3 militari fra cui la guardia appostata all’ingresso del palazzo e un agente di sicurezza che sorvegliava il parcheggio.

Uccisione dell’uomo armato  – La zona è stata subito isolata dalla polizia evitando una strage. Dalla ricostruzione delle autorità turche si legge che l’assalitore si è rifugiato in una delle sale del museo del palazzo dando vita ad un braccio di ferro con la polizia e a oltre 1 ora di sparatoria. Dal momento che l’uomo non ha accettato nessun negoziato la polizia ha optato per la forza: è entrata nel museo uccidendo l’aggressore.

L’aggressore – Secondo quanto ha detto il ministro degli Interni turco, Idris Naim Sahin, si trattava di un cittadino libico (informazione dedotta dalla targa della sua auto) nato nel 1975 e si chiamava Samir Salem Ali Elmadhavri.  “E’ una faccenda triste- ha detto all’agenzia Anadolu il viceprimo ministro turco Bulent Arins – l’uomo è entrato dalla porta principale del palazzo di Topkapi, con in mano un fucile a pompa. Ha sparato a destra e a manca, e ha fatto due feriti. Le forze di sicurezza lo hanno neutralizzato”.

Collegamenti con gli eventi in Siria – Le autorità turche indagano sui motivi della sparatoria seguendo varie piste, ma quella più probabile è legata ai recenti interventi in Siria. Negli ultimi mesi migliaia di manifestatnti contrari al presidente siriano Bashar Al-Assad sono morti, fatto che ha portato a  misure repressive e sanzioni contro il regime autoritario Siriano.
Michela Santini

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