Rabat Il Marocco al voto

Dopo la nuova Costituzione democratica voluta dal re Mohammed VI, ci saranno le prime elezioni dopo le rivolte arabe che hanno sfiorato il Marocco. L’esito sarà decisivo per l’economia che ultimamente ha registrato tassi alti di crescita, creando opportunità anche per i partner europei. I marocchini chiamati alle urne saranno 13 milioni. Il Movimento 20 febbraio ha però scommesso sull’astensione, invocando il boicottaggio delle urne, lo stesso movimento che ha tentato di estendere la primavera araba al Marocco. La modernizzazione del re e la formazione composita dei suoi militari – islamici, indipendenti laici e attivisti di sinistra – ne hanno fatto un movimento in discesa.

Il partito più importante è invece quello moderato islamico Giustizia e Sviluppo (Pjd). I suoi avversari sono il partito nazionalista del primo ministro Abbas al Fassi, e i liberali dell’unione nazionale degli indipendenti, del ministro della finanza Mezouar Salaheddine, parte della coalizione G8. Le promesse dei candidati riguardano economia e occupazione. In Marocco quest’anno si è registrato un aumento del Pil del 5% ma la disoccupazione è alta: più del 31% degli under 35 è senza lavoro. I partner commerciali, come la Ue e i paesi del Golfo hanno ridotto i loro investimenti, perciò la situazione sociale va tenuta sotto controllo e influenzerà senz’altro le elezioni.