Uomini gettati in mare come sacrificio agli dei

Sbarcati ad agosto a Lampedusa – Era stata un traversata infernale quella del barcone partito dalla Libia e stracarico di clandestini di diverse etnie, ben 367 su una barca che ne poteva contenere a malapena un terzo, un viaggio difficile durante il quale si erano verificate molte morti per asfissia e la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’avaria al motore provocata dall’eccessivo peso trasportato e le difficoltà nella navigazione. Perciò un pugno di migranti originari della zona del centro Africa ha deciso di buttare in mare un gruppo di magrebini per offrire un scarificio agli dei che così si sarebbero placati permettendo agli altri di arrivare a destinazione.

15 i sacrificati – Secondo il racconto degli altri migranti i quindici uomini sono stati buttati in mare ancora vivi. Le testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine di  Taranto, Napoli, Caserta, Avellino e Reggio Calabria, città in cui i vari clandestini di quello sbarco, compresi quindi anche i cinque colpevoli dell’atto tanto inumano, hanno trovato ospitalità, hanno permesso di giungere al riconoscimento e all’arresto dei responsabili.

Omicidio doloso plurimo – L’accusa mossa ai cinque uomini, tre nigeriani e due ghanesi, tutti in possesso di permesso di soggiorno per motivi umanitari e ospitati nei centri di accoglienza di Palinuro, Salerno, Cosenza ed Enna, è di omicidio doloso plurimo con l’aggravante di futili e abietti motivi.

Marta Lock