Siria, i numeri della repressione: morti più di trecento bambini

Quando si parla di guerra, i numeri fanno sempre paura. Che indichino valori  alti o bassi, non importa: il riferimento è quasi sempre atto a descrivere lo sfacelo e la distruzione. In Siria da dieci mesi non si parla di guerra, ma la realtà è tale da rendere forse superflue ulteriori categorizzazioni.
La repressione, messa in atto dal governo del presidente Bashar al-Assad nei confronti di tutti colori che da febbraio manifestano affinché vengano realizzate riforme in ottica democratica, è stata talmente truce da portare al centro dell’attenzione della comunità internazionale la questione siriana. Ciò ha portato tra l’altro alla decisione presa dalla Lega Araba di sospendere il paese dal proprio organico e molti paesi occidentali ad auspicare pesanti sanzioni contro il regime di Assad.
Tuttavia per chi nutrisse ancora dei dubbi sullo stato delle cose nel paese arabo, adesso ci sono anche i numeri. A renderli noti è stato l’Alto commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay.

Morti 307 bambini – Pillay ha quantificato in oltre 4.000 il numero delle vittime della repressione. Tra di essi ci sarebbero almeno 307 bambini. L’Alto commissario, da Ginevra, ha poi dichiarato: “Più di 14.000 sarebbero in detenzione ed almeno 12.400 hanno cercato rifugio nei paesi vicini e decine di migliaia sono state sfollate”.
Pillay ha anche aggiunto che “la continua e spietata repressione da parte delle autorità siriane, se non viene fermata, può condurre il paese verso una vera e propria guerra civile. Alla luce del fallimento manifesto delle autorità siriane nel proteggere i cittadini, la comunità internazionale deve agire con urgenza e con misure efficaci per proteggere la popolazione”.

Simone Olivelli