3 Dicembre: dalla prima enciclica papale al “Catechismo del rivoluzionario”

Correva l’anno 1740 quando, in questo giorno, Papa Benedetto XIV pubblicò la prima enciclica della storia. Si tratta di un evento importante, a prescindere da se si creda o meno nella dottrina ecclesiastica o nella Chiesa intesa come istituzione.

Morale ecclesiastica, morale rivoluzionaria – Attraverso l’enciclica il Papa si rivolge ai Vescovi, che parlano, a loro volta, alla comunità. La prima enciclica della storia verteva sul tema del Ministero del Vescovo, e si intitolava “Ubi primum”. Le encicliche danno, se ci si pensa, adito quella che è l’essenza profonda dell’entità ecclesiastica: quella di detentrice e dispensatrice di valori morali. Una sorta di catechismo per i piani alti, insomma? Non proprio, ma se per praticità volessimo pensare l’enciclica in questo senso, non vi sarebbe nulla di male. Di catechismo vero e proprio si parla, invece, quando si vuole indicare quello che Michail Bakunin, barbuto padre del pensiero anarchico, scrisse insieme a Sergej Gennadjevi? Ne?aev. “Il catechismo del rivoluzionario” è un’opera dura e perentoria che vuole porsi come una vera e propria guida morale per l’uomo che decide di fare, di mestiere, il rivoluzionario.

Niente “Demoni” per Ne?aev – Un rivoluzionario, per i due anarchici di cui sopra, è, essenzialmente, qualcuno che non ha interesse, scopo di vita, anelito amoroso se non nei confronti della rivoluzione. Il rivoluzionario s’annulla del tutto a favore della “causa”. Cos’è, a tal proposito, morale e cos’è immorale? Niente di troppo sofisticato: «è morale tutto ciò che permette il trionfo della rivoluzione, immorale tutto quello che l’ostacola», scrivono Bakunin e  Sergej Gennadjevi? Ne?aev, due individui uniti da un impeto passionale nei confronti di quest’idea studiata nei minimi dettagli, due uomini innamorati della stessa donna difficile, così bella che sarebbe stato splendido se l’avessero amata tutti. Le pagine di quel libro, pregne di violenza e decisamente categoriche, hanno avuto di certo meno successo rispetto ad altre opere che, nel corso della storia, vennero scritte col medesimo obiettivo.  Imprigionato e successivamente rinchiuso in isolamento a San Pietroburgo assieme ad un detenuto impazzito da tempo, Sergej Gennadjevi? Ne?aev morì proprio il tre dicembre nel 1882. C’è chi crede che il rivoluzionario russo sia stato consacrato all’eternità dall’ opera “I demoni” di Dostoevskij: qualcuno ha visto proprio lui nel personaggio di Pëtr Verchovenskij, il terrorista. Come al solito, si tratta di voci che ha smentito lo stesso autore del libro, che non solo asserì con convinzione che il Pëtr non somigliasse affatto a Ne?aev, ma rincarò la dose sottolineando che «quei miserabili aborti non sono degni di entrare nella letteratura».

M.C.