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4 Dicembre: Thomas Hobbes e Hannah Arendt, il miracolo del caso

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Il giusnaturalista Thomas Hobbes e la filosofa tedesca Hannah Arendt morirono lo stesso giorno: il quattro dicembre. Da cosa sono accomunati i due grandi pensatori, oltre che dal fatto che il caso fortuito ha deciso che il giorno della loro dipartita dal mondo fosse lo stesso? In due epoche diverse, i due trattarono, sebbene in maniera differente, un concetto fondamentale per la storia umana, quello di potere.

Homo homini lupus – Malfidato, egoista e pericoloso, l’essere umano visto con gli occhi di Hobbes è un individuo becero e diffidente, costretto a “vendere” la propria libertà personale per quieto vivere (di qui la questione del contratto sociale). “Il Leviatano” è  l’opera più celebre del filosofo del diciassettesimo secolo. Al suo interno, Hobbes si cimenta in un’indagine dell’essenza umana volta a capire la forma di stato capace di addirsi con più pertinenza all’homo homini lupus. Lo Stato assoluto è il punto d’arrivo del pensiero politico Hobbesiano: viene da chiedersi cosa avrebbe pensato il teorico della monarchia se si fosse trovato di fronte agli occhi ciò che Hannah Arendt vide con i propri.

“Le origini del totalitarismo” – La fu amante di Martin Heidegger, ebbe modo di assorbire l’orrore del nazismo; il suo lavoro di storica e filosofa non si concentra solo sulla “questione politica” e sul concetto di autorità, bensì anche su quello di potere. In un periodo storico in cui stalinismo e nazismo erano visti come due fenomeni politici agli antipodi, la Arendt individuò l’origine di entrambi, oltre che il loro legame con l’antisemitismo, l’imperialismo e l’alienazione. Quest’ultima è vista dalla pensatrice come uno dei due presupposti fondamentali per permettere l’ascesa di un regime totalitario: l’altro è la riduzione dell’essere umano ad una macchina. Insomma…per riuscire a dominare un popolo bisognerebbe stordirlo, ridurre gli individui che lo compongono a pezzi d’un marchingegno, incentivare il processo di alienazione che, marxisticamente parlando, li condurrebbe lontano dall’essere felici. “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più.”, scriveva Hannah Arendt ne “Le origini del totalitarismo.

Il miracolo del caso – “A differenza della natura, la storia è piena di eventi: il miracolo del caso e dell’infinitamente improbabile vi ricorre con tale frequenza da far sì che parlare di miracoli sembri assurdo.”, asseriva la Arendt nell’opera “Tra passato e futuro”. Ebbene, è proprio il miracolo del caso ad unirla ad Hobbes, l’infinitamente improbabile. Il fatto è che siamo così pieni di sentimentalismo spicciolo, noi esseri umani, da non riuscire a dar la colpa al caso quando possiamo darla al destino.

M.C.