Home Notizie di Calcio e Calciatori

Addio a Socrates, capitano del Brasile negli anni ’80

CONDIVIDI

Brasile, morte Socrates – Socrates non ce l’ha fatta: il capitano del Brasile ai Mondiali 1982 e 1986 è deceduto, all’età di 57 anni,  nella notte a causa di un’infezione intestinale aggravatasi nelle ultime ore. Il Paese sudamericano è in lutto per la scomparsa di un giocatore fantastico e di un uomo colto e intelligente, portato via da una malattia causata dall’abuso di alcol. Nato a Belem nel 1954, Socrates era laureato in medicina (da qui il soprannome di “dottore”) ed era una persona dall’alto profilo intellettuale: fu il protagonista dell’episodio della “democrazia corinthiana”, una sorta di autogestione che durò 3 anni, nella quali lui e i suoi compagni di squadra rifiutarono la guida di un tecnico e gestirono da soli le proprie fortune.

Il profilo di Socrates – Inizia a giocare nel 1974, con la maglia del Botafogo di Ribairo Preta. Nel 1978 il trasferimento nelle fila del Corinthians (dove, appunto, diede sfoggio della cultura e dell’intelligenza che portarono all’autogestione). Nel 1984-85 indossa la casacca della Fiorentina: nonostante uno score invidiabile (25 presenze, 6 reti), non riesce ad inserirsi nei meccanismi del calcio italiano e torna nell’amato Brasile, dove milita prima nel Flamengo e poi nel Santos fino al 1988. La sua carriera di calciatore, però, riprende nel 2004 quando assume il ruolo di tecnico-giocatore nel Garfoth Town, squadra delle serie minori inglesi. Fu capitano del Brasile in due edizioni dei Mondiali (1982 e 1986): edizioni sfortunate per una generazione di verdeoro, ritenuta una delle più forti di sempre.

Il ricordo di Zoff e Antognoni – Due protagonisti del calcio di quegli anni, hanno ricordato Socrates con parole di profonda ammirazione. Iniziamo da Zoff, capitano di quell’Italia che sconfisse il Brasile nel Mundial ’82: “Resterà nella Storia. Mi fece un gol straordinario: solo gente con talento sopraffino riesce a fare certe cose. Mi dispiace che se ne sia andato così giovane”. De Sisti, invece, allenò Socrates nella Fiorentina (che oggi è scesa in campo con il lutto al braccio): “Ha pagato amaramente i vizi, andandosene troppo presto a soli 57 anni. Era un calciatore di grande cultura, non uno qualunque. Era una persona intelligente, amava conoscere e informarsi su tutto”. Un talento sopraffino e una mente colta. Qualità raramente affini, unite in un uomo che se n’è andato stanotte. Addio, “dottor” Socrates.