Home Spettacolo Musica

Alan Parker e l’incubo di lavorare per “The wall”: “Roger Waters mi deprime”

CONDIVIDI

Brutti ricordi – Alan Parker viene ricordato per molte pellicole di successo: da Fuga di mezzanotte a Angel Heart, da Piccoli Gangsters a Saranno Famosi. Ma tra un film di successo e un film di culto ci passa un bel po’, e nel caso di Parker quel culto si chiama The Wall, la pellicola tratta dalla monumentale opera rock omonima dei Pink Floyd. Una fusione di riprese, sequenze animate visionarie, musica da brividi e testi che parlano di solitudine, alienazione e morte, che già all’epoca rese il regista britannico una celebrità. Ma soprende scoprire a distanza di anni come Parker abbia tutto fuorché un buon ricordo di quel periodo della sua vita; a confessarlo è lui stesso, come è possibile leggere nelle pagine del volume Alan Parker, a cura di Stefano Boni e Massimo Quaglia.

“Ci sono film che amo rivedere e altri no. Pink Floyd – The Wall è stato un’esperienza deprimente e cerco di pensarci il meno possibile. Roger Waters, di recente, mi ha invitato a vedere la versione teatrale che sta portando in giro e mi ha fatto tornare alla mente brutti ricordi”. Il problema sembra essere stato proprio il rapporto con il bassista della storica band: “E’ del tutto evidente che il problema era il rapporto tra me e Roger. Lui era responsabile del suo mondo, e io del mio. E i due mondi finirono per andare a sbattere”. Nessun problema con gli altri, comunque: “Gli altri membri della band erano persone fantastiche: David Gilmour, Nick Mason. Ma lui mi fece passare la voglia di lavorare con i musicisti“. E per giunta, aggiunge Parker: “Sui titoli di testa c’era scritto ‘Un film di Alan Parker’; lui lo fece cambiare in ‘Un film di Alan Parker, di Roger Waters”.

Roberto Del Bove