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Extracomunitari, Corte giustizia europea: No al carcere, nei casi di rimpatrio

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La Corte di giustizia dell’Unione europea si è oggi pronunciata, dopo essere stata chiamata in causa dalla Corte di Appello di Parigi, in merito al caso di un extracomunitario clandestino che nel giugno di quest’anno, dopo essere stato sorpreso privo del permesso di soggiorno, è stato raggiunto da un provvedimento di “‘riaccompagnamento coattivo alla frontiera“, a cui però fu aggiunto una misura di custodia cautelare in carcere.
La decisione della Corte di giustizia è stata tale da non prevedere, per il prossimo futuro, la possibilità per gli stati di incarcerare i clandestini che dovranno essere rimpatriati.
Nella motivazione espressa dai giudici, come reso noto dall’Ansa, si fa riferimento al fatto che la permanenza in carcere “impedisce di fatto l’esecuzione del rimpatrio e quindi il raggiungimento del fine ultimo della stessa direttiva Ue“.

Irregolari – I giudici della Corte, tuttavia, hanno anche dichiarato che la direttiva dell’Unione europea “‘non vieta una normativa nazionale che qualifica il soggiorno irregolare di un cittadino extracomunitario alla stregua di reato e preveda sanzioni penali, compresa la reclusione”.
Non ci sarà da stupirsi, dunque, se in Italia dovesse riprendere il dibattito sulla presunta legittimità del reato di clandestinità.

Nella foto: una vignetta di Vauro Senesi.

Simone Olivelli