Crisi: chi più ha pagato più continui a pagare

Neppure le lacrime per piangere – Credere alle favole in tempi di crisi è come credere a Babbo Natale a trent’anni suonati. Potrebbe anche essere un consolante antidepressivo, un efficace anestetico, ma la verità è che non è questo il tempo delle favole. Chi sperava che il governo dei tecnocrati e delle menti brillanti sarebbe riuscito a riformare un sistema malato sino al midollo, ha dovuto presto ricredersi. Chi pensava che il dolce in bocca fosse il sapore della giustizia sociale trainata dal motto “chi più ha, più paghi”, ha dovuto infine fare i conti col retrogusto amaro della beffa. Già, la beffa: quella che condanna per l’ennesima volta all’inferno dei sacrifici vittime già immolate, i lavoratori e i pensionati, il ceto medio-basso su cui ancora si continua a far cassa in una sorta di patibolo senza fine.

Ma quale patrimoniale? Pensioni bloccate senza adeguamenti all’inflazione che galoppa, casette costate una vita di sacrifici su cui bisognerà ritornare a pagare una tassa quasi fossero beni di lusso e non di diritto, nuovi aumenti dell’Iva che colpiranno ulteriormente i consumi e ulteriore incremento delle accise della benzina, ormai più cara dello champagne. Sono solo alcune delle purghe prescritte dalla ricetta Monti. Della favola in cui in tanti hanno creduto non resta neppure l’immagine sbiadita della fata, quella patrimoniale che condensava tutte le speranze di rivincita sociale su chi non ha mai smollato il becco di un quattrino.

“Bisogna che tutto cambi perché tutto resti uguale” diceva il giovane Tancredi ne ‘Il Gattopardo’. E così, cambiando governi e maggioranze, con o senza Berlusconi, la regola è sempre la stessa: pagano i soli noti, quelli senza Suv e conti in paradisi fiscali, quelli che non giocano in borsa e neppure al gratta e vinci, quelli che con lo spread non avrebbero voluto mai avere nulla da spartire. A ben poco servono le lacrime del ministro Fornero, che presentando le misure anticrisi ha ceduto a un pianto troppo umano per essere vero. Quasi a dire che se di Manovra lacrime e sangue si tratta, a loro spettano le lacrime. A noi, ovviamente, il sangue.

 

Raffaele Emiliano