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Imaginaerum: l’ultima fatica dei Nightwish è convincente

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Nightwish, Imaginaerum – Ci vogliono parecchi e prolungati ascolti prima di assimilare un disco così articolato, ma anche raffinato e contenente idee buone ma eterogenee. Il disco nasce come colonna sonora di una storia, incentrata sul potere dell’immaginazione, che nell’idea iniziale del combo avrebbe dovuto avere la forma di un’opera cinematografica. Ecco come si spiegano le multiformi idee e la commistione di generi molto diversi tra loro che insieme concorrono però a formare un tutto organico e interamente gradevole. L’inizio del disco è abbastanza incolore: una classica intro seguita da un’opener, Storytime, orecchiabile ma nulla più. Il preludio ad una nuova delusione? Neanche per idea: le successive Ghost River e Slow, Love, Slow sono due capolavori. Denso di contenuti il primo brano, raffinatissimo, soffuso e delicato il secondo.

Un luna park emozionante – Con I want my tears back, si ritorna alle sonorità più tipiche della band, anche se accompagnate da una venatura folkeggiante. Ma il brano forse più rappresentativo è probabilmente Scaretale, in cui la discussa Anette Olzon mostra tutta la sua bravura, mettendo in mostra tutto il suo carisma nell’interpretazione di un brano intenso. Il seguito dell’opera vede un saliscendi di colorate emozioni: dalle atmsfere sognanti di Turn loose the mermaids, all’introspettività di Song of myself, passando per lo “stile Nightwish” di Last Ride of the day. E’ un full-lenght da ascoltare dall’inizio alla fine per apprezzarne tutte le sfumature, i cambi di atmosfera repentini e la completezza di cui l’opera può fregiarsi. Ultima menzione per la conclusiva title track strumentale, dall’incedere cinematografico, che riprende tutti i temi esposti durante i 75 minuti di grande musica appena trascorsi. Sei minuti di titoli di coda per scrivere la parola “fine” al termine di un disco che oltre a meritare un ascolto, può essere descritto come “un’esperienza cinematografica in musica”.

R. A.