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Niente fumetti hard in carcere

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Lo ha deciso la Corte Suprema – Aveva protestato perché l’azienda che fornisce i giornali e e le riviste in carcere non voleva fornirgli dei fumetti hard, rivolgendosi alla direzione del carcere, ma il direttore della struttura aveva espresso parere negativo all’inserimento della rivista. Perciò, Alessio A. detenuto del carcere di Parma, ha deciso di rivolgersi prima al Tribunale di Reggio Emilia, e successivamente alla Corte Suprema per contestare quello che, a suo dire, è un diritto violato.

Non costituisce violazione al singolo – I giudici della Corte hanno confermato la sentenza precedente del Tribunale di sorveglianza di Reggio Emilia, a seguito della quale Alessio ha poi avanzato il ricorso, secondo il quale i fumetti hard non costituiscono un oggetto di fondamentale utilizzo, aggiungendo che non è una violazione al diritto del singolo il mancato inserimento di una rivista specifica nella fornitura che la ditta appaltatrice sceglie per i detenuti, non costituendo una lettura indispensabile.

Può farla acquistare all’esterno – Nessuno impedisce al singolo detenuto di ordinare la rivista direttamente alla casa editrice o di farla acquistare all’esterno da familiari o parenti che provvederebbero poi a consegnargliela in carcere, continuando quindi a coltivare la passione per quel genere di lettura, così come fatto finora.

Marta Lock