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Cyber-crimine: condanna di lesa maestà in Thailandia

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Bangkok – Joe Gordon, un americano di 55 anni con origini thailandesi, è stato condannato a scontare una pena carceraria di 30 mesi dal tribunale di Bangkok. Reato commesso: lesa maestà contro il re Bhumibol Adyuladej.

 L’accusa – Lerpong Wichaikhammat, nome thailandese di Gordon, viveva ormai da anni nel Colorado rivendendo auto usate. Nel maggio scorso era rientrato in Thailandia per effettuare alcune visite mediche quando è stato arrestato a seguito di un link pubblicato diversi prima sul suo blog quando era ancora negli Stati Uniti. La pagina tradotta in thailandese rimandava ad alcuni passi del libro “The King Never Smiles”.

Il testo – Il volume è una biografia non autorizzata del re Bhumibol, scritto dal giornalista americano freelance Paul M. Handley e pubblicato dalla Yale University Press. Nel gennaio del 2006 il Ministro dell’Informazione e della Comunicazione thailandese censura il libro poiché “contiene elementi che potrebbero destabilizzare la sicurezza nazionale e la corretta moralità del popolo Thai”, così come dichiarato dal Capo della Polizia Kowit Wattanachai. La pagina di Amazon.com viene bloccata e un piano riformistico giudiziario stabilisce gli estremi per l’imputazione penale di crimine informatico.

La paura del re – In Thailandia anche un semplice click su Facebook può essere perseguito penalmente dalla legge. La pena iniziale inflitta a Gordon era di 5 anni, dimezzata poi per ammissione di colpevolezza dopo che la Corte criminale di Bangkok aveva respinto per ben 8 volte la richiesta di rilascio su cauzione. L’avvocato Anun Mampa provvederà nelle prossime settimane a presentare un ricorso per ottenere l’amnistia e l’espulsione dal paese, unica via d’uscita dal carcere per il condannato che, oltre a dichiararsi colpevole, si è detto “fiero di essere americano”.

Quello di Gordon non è l’unico caso di accusa per lesa maestà. Due settimane fa un uomo di 61 anni malato di cancro è stato condannato a 20 anni di carcere per aver inviato 4 sms privati di protesta contro la regina. Dopo le rivolte degli ultimi anni del popolo thailandese, le misure della monarchia si sono esacerbate in un processo estremo d’intolleranza critica e repressione del dissenso, facendo aumentare in modo direttamente proporzionale le condanne a chiunque proferisse parole contro il re. Il sistema draconiano della legislatura thailandese è uno dei più restrittivi al mondo. Molti osservatori internazionali e organizzazioni non governative si sono levate contro i provvedimenti comminati ai cittadini thai negli ultimi mesi, descrivendo questo meccanismo coercitivo e di censura, il timore da parte dell’establishment monarchico di nuove rivolte, sintomo di un’instabilità politica che potrebbe riesplodere una volta finito il regno dell’84enne re Bhumibol.

 

Mario Paciolla