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Istat: ecco i tristi numeri delle separazioni

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Famiglie separate – L‘Istat ha reso pubblici nella giornata di ieri i risultati di una ricerca condotta nel 2009 dal titolo: “Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio”. Si tratta di un argomento che tocca da vicino gli oltre 3 milioni di italiani che hanno affrontato in prima persona l’esperienza della rottura del proprio matrimonio oltre ai figli di queste coppie che assistono alla separazione dei genitori, vivendola in modo più o meno traumatico.

Un mito da sfatare – Quanto diffuso dall’Istat andrebbe a sfatare il mito dell’ex moglie “sanguisuga” che approfitta della separazione per pretendere irragionevoli assegni di mantenimento dal vecchio coniuge. Sarebbero infatti le donne a subire in modo più pesante le conseguenze della fine di un unione, sia dal punto di vista economico che sentimentale; a rischio povertà tutte coloro che hanno un figlio a carico e per le più svariate ragioni non hanno vicino a sé un nuovo compagno a cui appoggiarsi.

Ripercussioni sui figli – La separazione si ripercuote anche sui figli provocando un peggioramento del rendimento scolastico che nel 6 percento dei casi è tale da far rischiare ai ragazzi la bocciatura. A seguito del disgiungimento poi, il 5 percento dei genitori non sarebbe più in grado di garantire ai propri ragazzi il supporto economico necessario per farli partecipare a corsi extra-scolastici, attività di svago oppure per affrontare alcune spese mediche necessarie.

I numeri del divorzio – Concludiamo infine mostrando le cifre della ricerca che ci sono parse più significative: 25 percento, il numero di padri separati che versa regolarmente denaro ai figli o all’ex moglie; 52,8 percento, i figli che negli ultimi due anni non hanno dormito neppure una volta a casa del padre; 20,1 percento, i ragazzi che negli ultimi due anni non hanno mai frequentato il padre; 19 percento, le persone divorziate che ricevono vari tipi di sussidi nei due anni successivi alla separazione; 35,8 percento,  le volte in cui la donna ricopre il ruolo esclusivo di genitore contro il 7,3 percento dell’uomo; 32 percento, gli uomini che dopo il divorzio formano una nuova unione contro al 23,3 percento delle donne.

Irene Lorenzini