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D’Alema promuove Monti: La sua manovra tassa anche i ricchi

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Massimo D’Alema proprio non ce la fa ad esprimere un giudizio severo sul nuovo governo. Intervistato oggi da La Stampa, il dirigente del Pd ha fatto fatica a denunciare le “mancanze” della squadra nominata da Mario Monti, alla cui manovra non ha rimproverato – come molti altri suoi colleghi di partito – un deficit di equità. “Il professor Monti si è trovato a operare in una situazione di drammatica emergenza – ha constatato – Non era facile improvvisare innovazioni”. E  sui contenuti del decreto “salva Italia”: “Per la prima volta si introduce un prelievo sui patrimoni“, ha gioito D’Alema.

A difesa di Monti – “Vorrei ricordare le parole del presidente Napolitano: ‘Eravamo sull’orlo di una catastrofe‘. Il rischio era che andasse deserta l’asta sui titoli di Stato e ciò avrebbe significato non pagare le pensioni e gli stipendi dei lavoratori pubblici. Se non teniamo conto di questa situazione reale, le dissertazioni appaiono non adeguate alla gravità del momento”. Per Massimo D’Alema nessun giudizio sulla manovra draconiana messa a punto dal governo Monti merita di essere preso sul serio senza una doverosa contestualizzazione. “Il professor Monti si è trovato ad operare in una situazione di drammatica emergenza e con pochissimo tempo a disposizione – ha continuato il presidente del Copasir – Anche per questo non era facile improvvisare innovazioni, che richiedono tempo e analisi approfondite”.

Il riscatto di un Paese – Una convinzione che ha spinto il democratico ad affermare che al nuovo presidente del Consiglio bisogna, piuttosto, riconoscere il grande merito di aver “riscattato” l’immagine del nostro Paese agli occhi del mondo intero. “Oggi possiamo partecipare al Consiglio europeo con le carte in regola – ha sottolineato D’Alema – E magari cominciare a far sentire la nostra voce affinché ci sia una svolta nella politica europea, altrimenti le manovre nazionali serviranno a poco”.

Manovra contro i ricchi – E sui contenuti della manovra “salva Italia”: “E’ positivo che non siano state aumentate le aliquote Irpef, imposta che pagano gli italiani onesti – ha detto il dirigente del Pd – Ed è positivo che si siano cominciati a tassare i patrimoni, soprattutto le seconde case e quelle di lusso. Per la prima volta si introduce un prelievo sui patrimoni – ha insistito D’Alema – e si fanno pagare di più coloro che hanno riportato in Italia i capitali dall’estero”. Misure che il democratico sembra considerare sufficienti a sbugiardare qualsiasi accusa di iniquità.

La mano tesa a Casini – Interpellato, infine, sul tema scivoloso delle alleanze: “Le alleanze non sono prodotti alimentari che scadono – ha notato il presidente del Copasir – non vanno a male se passa il tempo Non mi spaventa che ci possano essere, in certi passaggi, opinioni diverse, ma occorrono correttezza e serietà nella discussione”. L’anticamera alla “sciabolata” inferta ad Antonio Di Pietro: “Dopo una settimana che si è votata la fiducia – ha spiegato D’Alema – dire che questo governo è un inciucio tra destra e Pd è inammissibile”. E ancora: “Si tratta di ricostruire l’Italia su basi più giuste – ha continuato l’ex premier – e assicurare un futuro di progresso. Questo richiede un’alleanza che vada oltre il centrosinistra e punti a una collaborazione con il Terzo polo. Guai ad assumere oggi comportamenti che compromettano questa prospettiva”.

Maria Saporito