Edifici a consumi zero per combattere la crisi

Riqualificazione energetica – Il 7 dicembre si è tenuto a Roma un congresso intitolato “La riqualificazione energetica degli edifici come nuova opportunità di sviluppo. Il ruolo delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni”; a partecipare ai lavori erano presenti gli esperti della Green Economy, i membri della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, i rappresentanti di ENEA, Federcasa, Enti, Associazioni ed alcune imprese del settore.

Una risposta adeguata – La tavola rotonda è stata organizzata con lo scopo di trovare una risposta adeguata alla Direttiva europea sul rendimento energetico degli edifici, conosciuta anche con il nome di EPBD2, che chiede ai Paesi membri dell’Ue di adeguarsi nel minor tempo possibile al Piano europeo di Efficienza energetica ed intervenire sui propri edifici per raggiungere l’obbiettivo dei “consumi quasi zero”: un impresa tutt’altro che semplice in una nazione come l’Italia dove gli stabili, a detta di Legambiente, sono dei veri e propri “colabrodo energetici”.

Prima gli enti pubblici – E’ ancora la Commissione europea a determinare che i primi a dare il buon esempio siano gli Enti pubblici così Regioni, Provincie e Comuni si trasformeranno nei protagonisti della svolta storica verso una visione energeticamente sostenibile dell’edilizia. Anche su questo punto il nostro Paese avrà il suo bel da fare perché sono numerosissimi gli edifici di proprietà dello Stato: si stima che l’Italia possieda un patrimonio edilizio molto vasto dal valore complessivo di oltre 400 miliardi di euro dal quale gli interventi di miglioramento potrebbero generare sia enormi risparmi energetici che nuovi posti di lavoro.

Nuove soluzioni – La questione principale che i partecipanti al congresso di Roma hanno dovuto affrontare è stata la necessità di trovare una soluzione che fosse compatibile con le ripercussioni che gli Enti pubblici stanno subendo a seguito del Patto di stabilità. Dove trovare le risorse necessarie per dare il via ai lavori? Al momento esistono dispositivi finanziari macchinosi ai quali potersi rivolgere per ottenere fondi finalizzati ad attività di questo tipo ma le procedure per ottenerli sono talmente complesse da scoraggiare in partenza tutti coloro che lavorano all’interno delle istituzioni stesse. Occorrerà dunque impostare un nuovo percorso operativo che renda più semplice agli Enti locali richiedere i sussidi e che li assista caso per caso, nell’individuazione dei migliori interventi praticabili possibili.

Irene Lorenzini