Siria, le forze di Assad mettono sotto assedio la città di Homs: già 15 morti

Le forze di sicurezza siriane fedeli al presidente Bashar al-Assad stanno attaccando la città di Homs, simbolo della resistenza e della ribellione al regime. Stando da quanto fatto sapere da fonti locali, sarebbero già quindici le vittime tra i manifestanti, ma tutto fa pensare che le conseguenze di quest’ennesima giornata di violenza in Siria potrebbero essere ancora peggiori.
L’assedio di Homs, secondo le opinioni degli oppositori di Assad, è stato deciso come risposta al presunto sabotaggio di parte dell’oleodotto localizzato nei dintorni della città. Tuttavia, in una nota dell’Ansa, che riprende il contenuto di un comunicato divulgato dal Consiglio nazionale siriano (Cns), piattaforma di oppositori all’estero a cui hanno aderito anche i Comitati di coordinamento locali degli attivisti in patria, si legge che secondo l’opposizione “sono le forze del regime le responsabili dell’esplosione del tratto di un oleodotto vicino a Homs, che intendono usarla per giustificare la prossima escalation nella repressione militare nella terza città della Siria, principale epicentro della rivolta in corso da quasi 9 mesi”.

Venerdì di dignità – Il sito Peacereporter.net, intanto, ricorda le numerose proteste che avranno luogo proprio nelle prossime ore in varie zone del Paese: “Altre proteste per il “venerdì della dignità” sono in corso: nella città di Maarat Al-Numaan, nel distretto nord-occidentale di  Idlid; nella regione orientale di Dayr az Zor, dove la tv Al Jazeera mostra (tramite webcam di alcuni attivisti) le immagini di un massiccio raduno;  e in quella nord-orientale di Qamishli.  Inoltre l’emittente del Qatar trasmette le immagini in diretta anche da Homs e Madaya (sobborgo di Damasco), dove si stanno svolgendo analoghi raduni di protesta”.

Simone Olivelli