Tg1: Minzolini rimosso, ma Maccari come direttore non convince

Minzolini rimosso dal Tg1. – Di detrattori Augusto Minzolini ne ha collezionati sempre di più, arrivando all’apice nell’ultimo periodo, durante il quale è stato avviato il procedimento che lo vede indagato per peculato a causa delle spese effettuate tramite la carta di credito aziendale della Rai. Ora è stato deciso di rimuovere il direttore del telegiornale più istituzionale d’Italia dal suo incarico, evidentemente per motivi di immagine che cominciavano a diventare pressanti. Al suo posto si appresta a prendere la poltrona di direttore ad interim Alberto Maccari, direttore della Tgr. Minzolini rimarrà comunque a ricoprire il suo incarico fino al prossimo 31 gennaio, a quanto sembra. Il pubblico più informato ed  il mondo della politica sono ad ogni modo indignati oggi per le decisioni del direttore generale, e sperano che la prossima riunione del Cda, prevista per martedì alle 11, metta le cose a posto: il sostituto di Minzolini, Maccari, non convince e tenderebbe a lasciare a questo Tg, secondo le molteplici voci di queste ore, l’impronta faziosa e lottizzata, non essendo garanzia sufficiente di cambiamento, ovvero di apertura alle molteplici versioni. Si teme, insomma, che questo telegiornale resti di stampo berlusconiano, come è stato considerato fino ad oggi. Punti di vista, e polemiche conseguenti, che andremo ad analizzare.

I diritti di Minzolini. –  Il direttore generale della Rai Lorenza Lei, secondo le prime notizie diffuse, sembrerebbe aver dato già la notizia formale dell’incarico dato a Maccari, sebbene il prossimo consiglio di amministrazione si terrà soltanto martedì prossimo, giorno in cui sapremo in via definitiva il futuro prossimo della conduzione del Tg1. La voce principale all’ordine del giorno, “Esiti dell’udienza preliminare della vicenda del direttore del Tg1, provvedimenti di nomina correlati, varie ed eventuali”, è appunto quella riguardante l’ex direttore. C’è da prevedere che Augusto Minzolini non accetterà con mutismo e rassegnazione le decisioni degli organi direttivi della tv di Stato, ma che farà piuttosto valere tutti i suoi diritti legali: secondo la legge, dovrà essergli assegnato in Rai un incarico equivalente a quello fino ad ora ricoperto, nonostante il procedimento in corso, durante il quale non è stata ancora dimostrata la colpevolezza dello stesso Minzolini nei riguardi dell’azienda. Secondo alcune voci, verrà mandato a fare il corrispondente all’estero: dalla Francia, forse, o dagli Usa.

Le reazioni del mondo della politica. – Dalla politica, arrivano voci poco concordi con le decisioni della direzione Rai. Lo stesso Pd storce il naso, nonostante la storica scarsezza di simpatia che intercorreva con Minzolini. Ma il sostituto non piace. Infatti il Partito democratico attraverso Paolo Gentiloni fa sapere su Twitter che “sostituire Minzolini era un atto dovuto. Sostituirlo con Maccari sarebbe l’ennesima prova di una Rai debole e subalterna“. Negativo anche il commento di Matteo Orfini, sempre Pd: “Non serve un direttore del Tg1 nominato solo per  passare le feste di fine anno. E’ senz’altro positivo che venga avviato il processo di superamento della triste stagione minzoliniana al Tg1. Ma è poco convincente l’idea di dare alla principale testata una soluzione temporanea. I danni di questi anni sono molti, il discredito profondo, la perdita di ascolti e autorevolezza enorme. Risalire la china richiede impegno, progetti e stabilità. Difficile riuscirci con scelte provvisorie e a scadenza ravvicinata”. Ancora più duro Felice Belisario, presidente dei senatori dell’Idv, secondo il quale Minzolini era il megafono del Popolo della Libertà, ma Maccari non sarebbe da meno e il tg di Rai1 resterebbe a tutti gli effetti lottizzato. “Non discutiamo – dice Belisario- la professionalità e l’esperienza di Maccari, peraltro risorsa interna di lungo corso, ma non è questa la discontinuità in cui speravamo: la testata ammiraglia della Rai deve riguadagnare autonomia e indipendenza, non possiamo accettare ancora una volta scelte pilotate a garanzia del centrodestra. Il dg Lei si conferma esecutrice di ordini quasi più fedele di Masi. Il Cda scelga una personalità indipendente e non un designato dalla politica, perché di una informazione schierata e faziosa ne abbiamo avuto davvero abbastanza”.

Sandra Korshenrich