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Maldive: qui giace l’atollo dell’immondizia

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Thilafushi, isola chiusa – Qualche giorno fa il quotidiano online Haveeru ha diffuso la notizia che l’isola Thilafushi, nota anche come “l’atollo dell’immondizia”, non permetterà l’attracco di nuove barche cariche di spazzatura fino a data da destinarsi. Chi ha preso questa decisione e perché? Per capirlo è necessario fare un passo indietro e fornire qualche informazione in più su questo singolare isolotto.

L’atollo dell’immondizia – Thilafushi fa parte di quel meraviglioso e scenografico arcipelago rinomato in tutto il mondo, conosciuto con il nome di isole Maldive. A dirla tutta però, l’”atollo dell’immondizia” non è una vera e propria isola quanto piuttosto una lingua di terra artificiale lunga 7 chilometri e larga 200 metri, che circa 20 anni fa è stata destinata a discarica dei rifiuti prodotti a Malè, capitale dell’arcipelago da cui dista pochissimi chilometri. Negli anni successivi, numerose altre persone hanno usufruito di Thilafushi nel medesimo modo così che, negli ultimi tempi, l’isola artificiale è arrivata a raccogliere ogni giorno circa 300 tonnellate di rifiuti.

Tanta, troppa spazzatura – Una cifra importante se si pensa che deriva da un territorio con un estensione relativamente limitata. La quantità di rifiuti è particolarmente elevata perché nelle Maldive non si è ancora diffusa una vera e propria cultura del riciclaggio, così si continua ad assistere alla scena di montagne di spazzatura riversate sulla superficie di Thilafushi e prontamente selezionata da quelle persone residenti sull’isola artificiale, poveri tra i poveri, alla ricerca di oggetti o materiali che possano essere rivenduti in cambio di qualche spicciolo. Su questa zolla di terra ricoperta di rifiuti sono presenti anche alcuni cementifici ed officine dedite alla riparazione delle barche che di certo non contribuiscono alla sanificazione del suolo, dove sono state rinvenute tracce di sostanze nocive come asbesto e cadmio.

E’ il momento di cambiare – Adesso siamo è giunti al limite; l’immondizia è talmente tanta che oltre ad occupare l’intera superficie dell’isola, sacchetto dopo sacchetto, sta invadendo anche le limpide acque dell’Oceano Indiano: alle autorità locali non è rimasto altro da fare che sospendere il continuo stoccaggio di rifiuti verso la discarica a cielo aperto. E’ il primo segnale di una presa di coscienza in senso ecologista? Speriamo. Ibrahim Shanju, uno dei responsabili della municipalità di Malè, ha fatto sapere che “Thilafushi sarà ripulita, poi lo smaltimento potrà avvenire seguendo certe norme” mente Mosa Zameer Hassan, vicedirettore del ministero del Turismo si è spinto oltre parlando delle innovazioni da realizzare nei lussuosi hotel dell’arcipelago che sono tra le principali cause dell’enorme quantità di rifiuti: “Ogni resort dovrebbe avere un inceneritore, un compattatore, un trituratore per le bottiglie di plastica e un sistema per stoccare gli oli esausti”. Non si tratta sicuramente della migliore soluzione possibile ma ci auguriamo che le innovazioni vengano presto messe in pratica, diventando la base di una nuova visione della gestione del territorio improntata all’ecosostenibilità.

Irene Lorenzini