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12 Dicembre: l’Italia di Piazza Fontana

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“Viva l’Italia”, cantava De Gregori. Quale Italia? Sicuramente quella “liberata”, quella “del caffè” e quella “che non ha paura”, ma anche quella “del dodici dicembre”. L’Italia del dodici dicembre è un’Italia controversa, un’Italia sulla quale ci si pone ancora tante domande, un’Italia che si preparava a veder precipitare l’anarchico Pinelli da quella famosa finestra, un’Italia che non sapeva a chi dare la colpa.

La Strage di Piazza Fontana – Correva l’anno 1969. L’anno prima fu quello famoso delle grandi mobilitazioni, quello che ha segnato con veemenza la moralità su cui si faceva un affidamento quasi maniacale fino a quel momento. Era il dodici dicembre. Erano le ore 16.37 quando una bomba esplose all’interno della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Morirono sedici persone; altre ottantotto rimasero ferite. La confusione che circolava attorno al fatto in questione fu palese da subito:vennero fermate circa ottanta persone dalle provenienze disomogenee; per lo più si trattava di anarchici, ma all’interno del gruppo erano presenti anche componenti di movimenti d’estrema destra. Pochi giorni dopo, in circostanze a dir poco sospette, se ne volò giù l’anarchico Pinelli dal quarto piano del commissariato di Polizia di Milano durante l’ interrogatorio rigurardante la Strage di Piazza Fontana.

Nulla di fatto – Furono in molti ad indagare sulla “morte accidentale” del Pinelli e sull’efferata strage che ne fu l’antipasto, anche le Brigate Rosse. Le indagini condotte da queste ultime sono state distrutte e successivamente ricostruite. All’interno della ricostruzione si parlerebbe di un attentato organizzato dagli anarchici con materiale fornito da gruppi d’estrema destra. La strage si sarebbe consumata a causa di un errore di valutazione dell’orario di chiusura della banca. Di ombre sulla questione ve ne sono a iosa: c’è chi parla di “bombe di stato”, chi di colpe riconducibili all’estrema destra milanese, chi di matrice anarchica; comunque stiano le cose, si tratta di uno dei capitoli più tragici e controversi della storia italiana.

M.C.