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New York, scandalo pedofilia travolge la comunità ebraica di Brooklyn

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Scandalo pedofilia a New York. Questa volta, però, a essere al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine e dell’opinione pubblica non è la Chiesa cattolica, bensì l’affermata comunità ebraica ortodossa. Stando a quanto comunicato dal procuratore distrettuale del quartiere newyorkese di Brooklyn, Charles Hynes, con l’operazione Kol Tzedek (Voce della giustizia, ndr) sono state arrestate, negli ultimi tre anni, ben 85 persone accusate di aver abusato di 117 bambini.
In trentotto casi si sono conlcusi anche i processi: 14 sono stati gli imputati condannati, mentre non è stato possibile dimostrare la colpevolezza dei restanti ventiquattro.

Il caso Goodman – A destare sgomento è la storia del ventisettenne Andrew Goodman. Ex dipendente di un’agenzia del servizio sociale ebraico, Goodman è accusato di aver abusato per anni di due minori.
L’uomo, figlio di una famiglia ebrea praticante, era solito registrare con la propria videocamera le violenze. La polizia ha trovato all’interno della sua abitazione chiare ed evidenti prove di quanto commesso dal ventisettenne.
Goodman ha confermato di aver avuto rapporti sessuali con i minori, ma ha anche aggiunto che tutto ciò avveniva in maniera consenziente. Particolare questo che, però, probabilmente aiuterà poco l’imputato, considerata l’età dei due minorenni (in un caso gli abusi sono stati rivolti anche a un undicenne molestato fino all’età di tredici, ndr). Inoltre, se non bastasse, il ritrovamento di un coltello da macellaio nella camera dell’uomo, fa pensare che Goodman possa aver minacciato di morte le proprie vittime affinché non rivelassero nulla di ciò che li riguardava.

Fonte foto: LaPresse

Simone Olivelli