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Red Hot Chili Peppers: a Milano sette anni dopo

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Red Hot Chili Peppers, Milano, Concerto. Il Mediolanum Forum di Assago si presenta con un vero sold out per la tappa milanese del tour dei Red Hot Chili Peppers, nel capoluogo lombardo dopo ben sette anni. Il parterre è veramente gremito, come poco sovente capita e le tribune accolgono giovani, non giovanissimi, festanti e danzanti. Discreta anche la presenza di personaggi pubblici; si intravedono, tra gli altri, Marco Materazzi, Paolo Liguori, Alioscia dei Casino Royale, qualche Afterhours, Sergio Carnevale. C’è anche una scatenata Simona Ventura, quasi sempre in piedi; divertite le facce dei coniugi Syria e Pierpaolo Peroni che la osservano, sembra un dejà-vu di X Factor.

Aprono il concerto i Foals, gruppo formatosi a Oxford sei anni fa con due album all’attivo. Il pubblico li accoglie calorosamente e si prepara, con il necessario riscaldamento, all’arrivo di Anthony Kiedis e soci.
Poco dopo le 21 è la volta dei Red Hot e del battesimo italiano per Josh Klinghoffer, cui è toccato il compito di sostituire il carismatico John Frusciante. Josh fa il suo ingresso in punta di piedi, con il dovuto rispetto per il passato e cercando poco a poco di entrare nelle grazie dei fan. Flea è come sempre il più scatenato, già a petto nudo fin dal primo brano, anima e metronomo della band con Chad. Anthony sa tenere il palco come pochi ma, questo va detto, talvolta pecca nell’intonazione. E’ uno show molto spettacolare, le grafiche proiettate alle spalle del palco azzeccate, un vero tuffo negli anni ’90, un trionfo di luci, immagini.

La scaletta del concerto è un vero greatest hits dal vivo. Spazio ai nuovi brani ma grande risalto alle canzoni diventate veri e propri evergreen, come Otherside, Under the Bridge, Californication, By the Way. Sulle note di questi brani il Forum va letteralmente in estasi. Il neo arrivato omaggia la signora della musica italiana, con una personale interpretazione di “Io sono quel che sono” di Mina, voce e chitarra, ad aprire la serie dei bis.
Un ritorno davvero gradito quello dei Red Hot; a parte qualche sbavatura e un neo-arrivato ancora da inquadrare, la band di Los Angeles, ben ancorata al trio Kiedis-Flea-Smith, emoziona, incanta e scatena il suo pubblico.

Pier Luigi Balzarini