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13 Dicembre: Celestino V, un asceta che non voleva fare il Papa

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Pietro del Morrone, così era noto ai più Pietro Angelerio, non riuscì a vestire i panni del Santo Padre per più di qualche mese. Passato alla storia con il nome che portò durante quel breve pontificato, Celestino V abdicò il tredici dicembre del 1294; l’evento in questione è conosciuto dai posteri come “Gran Rifiuto”.

Un asceta in vaticano – Collocato da Dante fra gli ignavi, Celestino V non aveva affatto la tempra per fare il papa. Ciò non significa che fosse un vigliacco: sin dall’età giovanile, Pietro del Morrone dimostrò di avere una grande predisposizione alla vita ascetica. Condusse a lungo un’esistenza solitaria e frugale, fatta di preghiera ed isolamento: la fama di santo che possedeva era figlia anche di questa forte spiritualità che amava consumarsi nel ritiro. Il monaco mistico fu trascinato via dal suo paradiso ascetico da una decisione presa a sua insaputa: per diversi motivi i cardinali riuniti in un conclave che ebbe luogo con un ritardo clamoroso, si ritrovarono a scegliere come pontefice proprio lui.

Celestino V e Dante – Padre Dante fu categorico con il solitario monaco di cui sopra: il celebre poeta riuscì ad aver pietà di molti giù all’inferno, ma non di quel Papa che dopo una manciata di mesi al Vaticano volle tornare a quell’esistenza di misticismo e povertà che aveva scelto per sé. Celestino V fu annoverato fra gli ignavi, i pusillanimi, gli uomini “a Dio spiacenti ed a’ nemici sui”. Pietro del Morrone fu definito da Dante “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Un vigliacco, insomma, uno che viene meno ai propri doveri di servo del Padre per poterlo continuare a consacrare secondo i metodi che più gli erano propri. Alla luce della persona che fu Celestino V risulta facile comprendere quanto fosse spiacevole, per lui, vestire i panni del Pontefice, il cui ruolo non era certo esclusivamente quello di dedicarsi alla preghiera. Troppo innamorato del Dio che voleva essere conosciuto, vissuto e contemplato, Celestino V non fu in grado di svolgere il ruolo religioso, politico ed istituzionale di Papa. È davvero un vile colui che riconosce i propri limiti d’essere umano? Incredibile quanto, alle volte, fra viltà e coraggio esista una linea così sottile da essere quasi impercettibile.

Martina Cesaretti