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Albero di Natale e “guerra psicologica” in Corea

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Botta. Il governo di Seul ha deciso di innalzare tre torri metalliche alte circa 30 metri e a forma di albero di Natale in una zona confinante con il Nord Corea. Secondo il regime di Pyongyang, che tiene sotto tiro gli alberi di Natale, l’iniziativa rappresenta «un basso tentativo di guerra psicologica» e ha minacciato «conseguenze imprevedibili» se gli alberi saranno illuminati.

E risposta. Secca la replica dal  governo sudcoreano che ha affermato che i soldati proteggeranno l’installazione da ogni attacco nordcoreano: «Abbiamo dato l’autorizzazione in nome della libertà di espressione e di religione per il nostro popolo e per la libertà di culto dei nostri soldati». Nonostante le minacce dunque, saranno allestite tre torri di acciaio a forma di albero di Natale e le illuminazioni saranno accese dal 23 dicembre al 6 gennaio.

Natale luminoso. La polemica tra i due Paesi risale a circa 8 anni fa quando la Corea del Nord accusò il governo sud coreano di voler evangelizzare i suoi abitanti. Ne risultò un accordo in cui la Corea del Sud s’impegnava a rinunciare alle sue decorazioni natalizie al confine con lo Stato rivale. Lo scorso anno però, il governo di Seul decise di sospendere l’accordo e, in un paese al confine, allestì un albero di Natale in metallo  alto 30 metri e  visibile anche dalla città di Kaesong, in Corea del Nord.

Giovanna Fraccalvieri

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