PD di lotta e di governo: ecco la fronda anti manovra

Partito Democratico di lotta e di governo. La manovra anticrisi che i tecnici di Mario Monti vorrebbero somministrare agli italiani, in nome dei “sacrifici” dettati “dall’emergenza”, finirà per essere approvata dal Parlamento grazie al sostegno decisivo – e mai messo in discussione – del partito di Pierluigi Bersani. Eppure, questa mattina, nelle piazze di tutta Italia, sono stati moltissimi i dirigenti, e con loro i militanti con o senza bandiera, che hanno partecipato alle manifestazioni promosse da CGIL, CISL e UIL in occasione dello sciopero generale indetto contro i provvedimenti “iniqui” del governo.

Veltroni e D’Alema critici – L’ex segretario democratico Walter Veltroni già nei giorni scorsi aveva fatto trapelare il disappunto dei moderati del partito per la volontà espressa da diversi esponenti della segreteria nazionale di partecipare allo sciopero di oggi.
“I sindacati hanno tutto il diritto di protestare. Ma il Pd, a cominciare dai dirigenti, dovrebbe stare alla larga dalle manifestazioni. – aveva spiegato il braccio destro di Veltroni, Giorgio Tonini – Sarebbe più rispettoso, anche per quelli che saranno in piazza, non andarci. E poi è una scelta sbagliata, soprattutto se sei un parlamentare del Pd che sostiene lealmente il governo Monti”.
Critico, sui toni della mobilitazione, anche l’ex premier Massimo D’Alema che, intervenendo all’edizione serale del TG2, ha lanciato una frecciata polemica alla Camusso. “Se noi non avessimo votato il governo Monti, – ha commentato – avremmo ancora il governo Berlusconi. Non so se la Cgil lo rimpiange…”.

L’area sinistra pronta a non votare? – Lo sciopero di stamane, in ogni caso, non è che un pretesto utile a rimarcare una radicale spaccatura interna al Partito Democratico.
In piazza, infatti, sono scesi tutti quelli esponenti del partito che – a partire dal governatore della Toscana Enrico Rossi – sono vicini alle posizioni del responsabile economico Stefano Fassina, di cui i moderati avevano chiesto la testa nei giorni scorsi.
Fassina, dal canto suo, ha affidato questa mattina alle colonne dell’Unità un’analisi della fase economica che lascia emergere le divergenze con i veltroniani e, soprattutto, con lo stesso esecutivo di Mario Monti. “Seguire i conservatori e i tecnocrati rivolti all’indietro – si legge – rende i progressisti inutili e corresponsabili del disastro annunciato di fronte a noi”.
Il deputato Stefano Esposito, intanto, si è detto pronto a non votare la manovra se non saranno implementati emendamenti che ristabiliscano l’equità e salvaguardino i ceti medio-bassi; dello stesso parere anche l’ex ministro del Lavoro Cesaro Damiano che si è definito “un parlamentare libero”, spiegando che “le decisioni le prendo soltanto quando ho di fronte il testo definitivo”.

Venerdì e sabato, intanto, i mille delegati democratici eletti con le primarie del 2009 si incontreranno a Roma per discutere de “L’Italia prima di tutto. Uscire dall’emergenza, preparare la ricostruzione”.

Mattia Nesti