Home Spettacolo Musica Noel Gallagher critico: “Occupy Wall Street? Movimento inutile”

Noel Gallagher critico: “Occupy Wall Street? Movimento inutile”

“Movimento inutile” – Molti musicisti l’hanno approvato, osannato e appoggiato. Ma il movimento Occupy – nato nell’ultimo anno come forma di ribellione pacifica al sistema delle banche e degli stati governati dagli establishment finanziari, partito dagli Stati Uniti e diffusosi a macchia d’olio in tutto il mondo – trova nel mondo della musica anche qualche detrattore. Noel Gallagher, ex-leader dei defunti Oasis, ha detto la sua sul movimento durante una recente intervista al periodico Rolling Stone, e non si è allineato per nulla all’opinione di molto suoi colleghi. “Non conosco il movimento di Occupy Wall Street – ha dichiarato Gallagherqueste contestazioni non hanno mai cambiato niente. Cosa pensano di fare, abbattere il superpotere del sistema bancario? Cosa succederebbe poi? Anarchia! Mi dispiace, ma l’unico posto al mondo in cui non ci sarà mai l’anarchia sono i cazzo di Stati Uniti d’America”. Il songwriter partito dalla periferia urbana di Manchester, figlio della classe operaia, sembra davvero avere tutti i crismi della più ortodossa Realpolitik.

Quelli che approvano – Eppure anche Sean Lennon – figlio di John, idolo indiscusso dei Gallagher – aveva mostrato apprezzamento per Occupy; altri musicisti, inoltre, si sono esibiti a Zuccotti Park, sede che ha visto nascere il movimento di protesta più famoso del 2011. Un altra grande “rockstar” della cultura mondiale, il linguista e politologo Noam Chomsky, in un articolo ha incensato Occupy: “Se i legami creati dalle mobilitazioni in corso dureranno nel difficile futuro che ci attende – ha scritto Chomsky in un articolo – il movimento Occupy potrebbe segnare un momento cruciale per la storia americana. Personalmente non ho mai visto niente di simile, negli Stati Uniti e nel mondo. Gli avamposti di Occupy stanno creando una comunità solida, una base su cui costruire le organizzazioni indispensabili per superare le sfide del futuro e le reazioni del potere”.

Roberto Del Bove