Usa: scimpazé, nessun finanziamento a chi li usa come cavia

Stop ai finanziamenti pubblici – Lo scorso giovedì i National Institutes of Healt (Nih) statunitensi hanno compiuto un piccolo passo avanti verso il rispetto del diritto alla vita di tutte le specie viventi, bloccando i finanziamenti agli studi biomedici e comportamentali condotti sulle scimmie. A dare l’annuncio è stato Francis Collins, direttore delle agenzie, che ha ricordato come i più stretti parenti dell’uomo meritino “particolare attenzione e rispetto”, concordando con gli esperti dell’Institute of Medicine sull’inutilità della maggior parte delle ricerche condotte sugli scimpanzé.

Fondi privati – Sospendere i finanziamenti pubblici a questo tipo di studi rappresenta un forte segnale da parte delle autorità degli Stati Uniti, che assieme all’africano Gabon rimangono l’unico Paese al mondo a permettere che la ricerca medica utilizzi gli scimpanzé come cavie. Nonostante gli animalisti abbiano gridato vittoria per il risultato conseguito, le analisi potranno proseguire se auto-finanziate con fondi privati.

Sofferenze inutili – La decisione di non devolvere denaro a questo tipo di ricerca è giunta dopo quasi un anni di dibattiti e proteste. Tutto è iniziato nel dicembre scorso, quando l’Nih aveva autorizzato un laboratorio texano a utilizzare un gruppo di anziani scimpanzé del New Mexico per condurre alcune ricerche. La protesta degli animalisti si è subito infuocata attirando l’attenzione dei senatori Jeff Bingaman,Tom Harkine e Tom Udall che hanno chiesto all’Institute of Medicine di esprimersi sulla questione. Qualche giorno fa è finalmente giunto in Senato il rapporto che traccia le linee guida per valutare l’effettiva necessità dell’utilizzo degli scimpanzé nelle ricerche. Secondo la commissione incaricata, questi primati non sarebbero infatti necessari per gli studi sul cancro, l’HIV/AIDS o altri mali. Potrebbe invece essere giustificato il loro utilizzo per la ricerca di un vaccino in grado di prevenire l’epatite C, patologia che colpisce 3,2 milioni di americani.

Irene Lorenzini