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Egitto, seggi aperti per i ballottaggi: tentativi democratici in un’atmosfera da guerra civile

L’Egitto ritorna al voto: l’ennesima fase di questo lunghissimo iter elettorale che dovrebbe dare al paese nordafricano il primo Parlamento dell’era post Hosni Mubarak. Da stamane e per le prossime quarantotto ore (i seggi chiudono alle ore 20, ndr) le urne saranno aperte per consentire lo svolgimento dei ballottaggi nei nove governatorati interessati dal voto.
Si tratta del secondo ballottaggio: poche settimane fa, esso era stato necessario in diversi collegi appartenenti ai primi nove governatorati chiamati alle elezioni. Dopo questa due giorni elettorale, ci sarà un’altra pausa in vista dell’ultima tranche a gennaio. A contendersi un posto in Parlamento stavolta sono sono 3.387 candidati. Anche in quest’occasione, i favoriti sono gli esponenti dei partiti islamici, con i moderati di Giustizia e Libertà – coalizione legata a doppio filo con il movimento dei Fratell Musulmani – in pole positione.

Piazza Tahrir – Ma l’Egitto che arriva più facilmente sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo è quello delle rivolte in piazza Tahrir, a poca distanza dai palazzi istituzionali. Gli scontri vanno avanti quasi quotidianamente: da un lato i giovani della rivoluzione – di recente accusati di essere dei reazionari, dal nuovo premier ad interim Kamel al-Ganzuri – che dopo aver combattuto il regime Mubarak in primavera, si trovano oggi a dover affrontare le forze di sicurezza fedeli alla nuova giunta militare che dovrebbe traghettare il Paese verso la democrazia, e dall’altro tutti coloro che vengono accusati – probabilmente a ragione – di aver tradito le speranze del popolo e che oggi reagiscono alle proteste con la repressione nel sangue. Uccisioni, maltrattamenti, abusi. E’ anche questo l’Egitto che oggi vota per la democrazia.

Simone Olivelli