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Fini: Non possiamo permetterci 945 parlamentari

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha incontrato ieri i rappresentanti della stampa parlamentare per gli auguri di Natale. L’occasione giusta per ritornare su alcuni temi importanti e per porre l’accento su quelle che il leader di Fli considera le vere priorità da centrare: la riduzione del numero dei parlamentari e la riforma elettorale. E sull’arrivo della squadra dei tecnici al timone del Paese: “Non è stato un fallimento della politica – ha spiegato Fini – ma una dimostrazione di grande responsabilità”.

Lusso parlamentare – “Avere 945 parlamentari è un lusso che non ci possiamo permettere”. A dirlo ieri a chiare lettere ai giornalisti parlamentari è stato il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini. “La riduzione del numero dei parlamentari – ha continuato – sarebbe la vera risposta, in termini di assunzione di responsabilità della politica, di fronte alla giusta domanda di sacrifici del cittadino, a cui i sacrifici vengono già richiesti”. Una tirata di cinghia che il leader di Fli considera improcrastinabile, alla luce delle grigie previsioni elaborate per il futuro.

Legge elettorale indifendibile – Ma il presidente della Camera ha posto l’accento anche su un’altra questione: “Quale che sia la decisione della Consulta sul referendum – ha detto – sarà molto difficile tornare a votare con l’attuale legge elettorale. E’ inevitabile che entro la fine della legislatura venga cambiata. Non credo che le forze politiche pensino di difendere l’indifendibile, se vogliono recuperare il rapporto con i cittadini. Gli elettori chiedono di poter scegliere il proprio rappresentante. Per questo – ha continuato Fini –  nell’agenda politica dei prossimi 14 mesi due passaggi sono ineludibili: la riforma della legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, che è la vera grande questione dei costi della politica”.

La politica responsabile – E il suo commento sulla decisione dei politici di farsi da parte per consentire a professori e tecnici di risollevare le sorti dell’Italia? “Non è il fallimento della politica – ha scandito Fini – che si è anzi dimostrata all’altezza della responsabilità . Chi dice che la politica sia andata in vacanza non ha ancora capito che cosa si sta muovendo: se oggi fossimo stati impegnati in campagna elettorale invece che sulla manovra sarebbe stato un fallimento della politica – ha precisato il presidente della Camera – Ci sarebbe stata una campagna elettorale senza precedenti per asprezza e, al termine, ammesso che dalle urne fosse uscito un vincitore, quel vincitore non avrebbe vinto nulla se non portare i libri in tribunale e l’Italia sarebbe andata in default“.

Verso la fase 2 – “Sono sicuro che il senso di responsabilità permarrà anche nei prossimi mesi – ha proseguito il numero uno di Montecitorio – Se venisse meno finirebbe per condannare le stesse forze politiche. Coloro che, sul mercato del lavoro o sulle liberalizzazioni, diranno non si può finirebbero per penalizzare se stessi. Sarebbe un fuor d’opera se nel secondo capitolo dell’azione di governo chi ha accettato di scrivere il primo capitolo – ha concluso Gianfranco Fini – dicesse no, noi ci chiamiamo fuori e impediamo al governo di proseguire”.

Maria Saporito