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Il venture capital in Italia fatica a trovare investitori stranieri

Venture capital in Italia – Un segmento che ha tenuto nonostante i venti avversi della crisi, ma ancora di dimensioni ridotte (per numero di operatori e investimenti) rispetto ai concorrenti europei. E’ un mercato che fatica a trovare investitori esteri disposti a iniettare capitale in progetti innovativi. Si presenta così il venture capital all’italiana: nel primo semestre del 2011 secondo l’Aifi sono state effettuate 124 operazioni e 74 di expansion, proseguendo la via della ripresa imboccata nel 2010, quando sono state realizzate 215 operazioni. Numeri distanti da quelli messi a segno in Germania, dove lo scorso anno le società oggetto di finanziamenti con capitale di rischio sono state 947.

Ancora più contenuto l’interesse degli operatori internazionali – Dal 2006 al primo semestre 2011 sono stati appena 25 gli investimenti in start up e 26 quelli nella fase di expansion . A detenere il record è Capital Partners che ha fatto rotta su Thereson Spa, che commercializza dispositivi medici basati sulla risonanza magnetica terapeutica e BeMyEye Srl, un’applicazione web e mobile che punta a diventare il punto di incontro tra domanda e offerta tramite smartphone.

Il mercato italiano ha grandi potenzialità, ma gli operatori esteri sono un po’ timorosi e spesso fanno fatica a instaurare un rapporto di fiducia con l’imprenditore. In questa attività bisogna fare i conti con regole diverse da Paese a Paese che complicano gli investimenti. Fondamentale è l’eliminazione delle barriere per la raccolta di capitale che possa dare nuovo impulso a questo settore.