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Iraq, gli Stati Uniti si fanno sentire. Biden ad Al Maliki: Risolva la crisi politica

Nonostante l’ufficializzazione del ritiro delle truppe dal suolo iracheno, dopo una campagna militare durata più di otto anni, gli Stati Uniti – come d’altronde già anticipato – continuano a tenere d’occhio gli sviluppi della situazione politica nel paese mediorientale, a maggior ragione in questi giorni contraddistinti dalla possibilità, non proprio remota, di una crisi istituzionale che potrebbe sfociare ancora una volta in violenze interetniche.
A tenere banco è l’accusa rivolta dal premier Nouri al Maliki – e ratificata, con tanto di mandato d’arresto firmato da cinque magistrati – nei confronti del vicepresidente Tarek al Hashemi, ritenuto responsabile dell’ideazione di alcuni attentati terroristici.
I difensori di quest’ultimo, però, rimandano al mittente tutte le accuse, ravvisando nel conflitto interetnico – e nei conseguenti giochi di potere – la vera origine delle ostilità: Al Maliki, infatti, è sciita mentre Al Hashemi appartiene alla confessione sunnita.

Washington – A intervenire nella disputa è stato il governo statunitense che da Washington ha fatto sapere, tramite una telefonata fatta dal vicepresidente Joe Biden ad Al Maliki, che seppur da lontano gli americani continuano a monitorare il contesto iracheno. Biden ha fatto presente “la necessità urgente per il primo ministro e i capi degli altri partiti politici di incontrarsi e lavorare per risolvere le loro differenze“.

Nella foto: il premier iracheno Al-Maliki.

S. O.