22 dicembre: la protesta delle canne pensanti

Il futuro non è scritto. Siamo padroni del nostro destino, gli unici responsabili delle nostre scelte. Il futuro non è scritto, il passato sì.

22 dicembre – Era il ventidue dicembre del 1790 quando un enorme temporale si abbatté sulla Gran Bretagna ed ebbe conseguenze tragiche sull’Inghilterra occidentale. Siamo i titolari delle nostre scelte, i sovrani del nostro regno interiore, eppure non abbiamo potere alcuno sulla forza della natura, madre amorevole e matrigna che saprebbe sterminarci con un battito inconsapevole di ciglia. Viene da pensare a Pascal, a quando scriveva dell’uomo paragonandolo ad una canna, un fuscello. “L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante.”, scriveva il filosofo: “Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di chi lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla.”.

Il futuro non è scritto – La riflessione di Blaise Pascal non si concludeva in quel modo; continuava con nuove parole, e prendeva la forma di una lucida e tenerissima esaltazione del valore del pensiero umano: “Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. E’ in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire. Lavoriamo dunque a ben pensare: ecco il principio della morale.”. E’, quindi, il pensiero l’arma che abbiamo contro un futuro che non è scritto, ma la cui luce, parafrasando Pasolini, “non cessa un solo istante di ferirci”. Joe Strummer, leader dei Clash, moriva oggi, nel 2002. Forte della propria consapevolezza semplice e saggissima sull’avvenire (era lui a dire che “il futuro non è scritto”, n.d.r.), quell’uomo meraviglioso che visse per soli cinquant’anni cantò fino alla fine la propria assennatezza di strada, la sua voglia di lottare. “Scrivo canzoni di protesta, quindi sono un cantante folk. Un cantante folk con la chitarra elettrica.”, diceva di sé. Ricordare Joe Strummer? Non servono istruzioni, non servono dettami. Basterebbe continuare ad impegnarsi per far sì che l’amor del pensiero e il bisogno di protesta camminino l’uno accanto all’altro, continuare a lottare per la liberazione non solo degli esseri umani, ma delle loro menti, spesso schiave inconsapevoli di regimi subdoli, di ideologie demagogiche, di idee che non appartengono loro. Tanto per citare un altro soldato dell’esercito degli uomini liberi, si potrebbe rievocare quel brano di Bob Marley che Joe Strummer e i suoi Mascaleros interpretarono dopo il grande cantautore giamaicano. “Emancipatevi dalla schiavitù mentale, nessuno tranne noi stessi può liberare la nostra mente”, scriveva Marley. Per protestare bisogna essere critici, per protestare bisogna essere liberi, per protestare bisogna essere canne pensanti, canne pensanti che cantano canzoni di redenzione.

Martina Cesaretti