Scontro PdL – sindacati sull’articolo 18

Non è passato inosservato il presidio organizzato questa mattina, di fronte a Montecitorio, da CGIL, CISL e UIL; la decisione dei sindacati di trascorrere la vigilia di Natale di fronte al Parlamento per chiedere al governo maggiore giustizia sociale, infatti, ha fatto riemergere le profonde divergenze sulle politiche da adottare in futuro nel mondo del lavoro fra le diverse anime della “grande maggioranza” (PD-PDL-Terzo Polo) che ha garantito a Monti la fiducia in Parlamento.

Il PdL contro i sindacati: via l’articolo 18 – Contro le rivendicazioni dei sindacati è intervenuto, nel pomeriggio, il capogruppo del Popolo delle Libertà alla Camera Fabrizio Cicchitto.
“I sindacati, Cisl e Cgil in testa, sono ‘un cartello dei no’: – si legge in una nota – hanno condotto nel mese di ottobre e novembre un attacco frontale contro il governo Berlusconi, imputandogli moltissime cose. Adesso essi contestano radicalmente anche il governo Monti, omettendo il fatto che la lettera della Bce aveva richiesto la riforma delle pensioni e la profonda modifica delle relazioni industriali, dai contratti aziendali alla modifica dell’articolo 18. Ora, come testimonia l’andamento degli spread, la situazione rimane gravissima anche se è cambiato il governo e richiede gli interventi richiesti dalla Bce e altri riguardanti la crescita e un mutamento della linea dell’Europa”.

Il centrosinistra a difesa del lavoro – La contrarietà dei sindacati, e in particolar modo della CGIL, ai provvedimenti dell’ultima manovra, tuttavia, non lascia indifferente il Partito Democratico e, soprattutto, l’area del segretario Pierluigi Bersani, che da sempre privilegia – sulle tematiche del lavoro – posizioni progressiste e di difesa dei diritti, a partire proprio dallo Statuto dei Lavoratori.
“È roba da matti toccare l’ articolo 18 quando il problema è entrare nel mondo del lavoro, e non uscirne”, ha ribadito ancora ieri il segretario del PD.
Quindi dopo una fiducia votata trasversalmente in nome dell’emergenza, Monti dovrà fare i conti con una “grande maggioranza” che, presto o tardi, vedrà palesarsi la contraddizione fra un Berlusconi che minaccia di “staccare la spina” se si prevederanno nuove tasse e non si colpiranno tutele come l’articolo 18 e un Partito Democratico che vorrebbe introdurre la tassa patrimoniale e non intende avvallare scelte osteggiate dai sindacati.

Mattia Nesti