Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Siria, vescovo di Tripoli Martinelli: Assad come Gheddafi

Siria, vescovo di Tripoli Martinelli: Assad come Gheddafi

In una vigilia natalizia caratterizzata, nella maggior parte dei paesi occidentali, da auguri ‘anti-crisi economica’, in Medio Oriente e nei paesi nordafricani interessati da rivolte sociali che vanno avanti da mesi, quello di oggi non è un giorno di festa ma soprattutto è un giorno di quotidiana violenza.
L’attenzione maggiore è posta sulla Siria, da nove mesi interessata da una ribellione di massa a cui è seguita una repressione violenta da parte delle forze di sicurezza fedeli al presidente Bashar al-Assad. Stando alle stime fornite dalle Nazioni Unite, da marzo a oggi sono state uccise più di 5mila persone.
A parlare di quanto avviene in questi giorni, è stato oggi il vescovo di Tripoli monsignor Giovanni Martinelli che a proposito del regime Assad ha dichiarato: “Quello siriano è un dramma. Assad ha reso schiavo un popolo per se stesso – ha dichiarato il prelato all’Adnkronos – E’ un mistero come la sete di potere lo abbia reso schiavo”.

Confronti– Poi Martinelli ha voluto paragonare quanto compiuto dal presidente siriano con ciò che fece a suo tempo l’ex rais libico Muammar Gheddafi, ucciso a fine ottobre dalle forze Nato. Parlando della nuova situazione in Libia, il vescovo ha dichiarato: “E’ stata la liberazione da un incubo: non c’è più l’incubo di essere spiati, di dover dire il ‘giusto’. Adesso c’è invece la possibilità di respirare a polmoni aperti la libertà. I libici si sentono ora liberi di agire e parlare, dopo 42 anni di sofferenze”.
Per Martinelli, Gheddafi “avrebbe potuto essere coinvolto nel dialogo, ma la Nato ha avuto paura. Non è stata in grado di concordare una tregua. Io personalmente avevo chiesto una tregua, tre giorni, con il coinvolgimento degli Stati africani, della Russia e di persone di un certo livello per convincere Gheddafi al dialogo”.

Sharia? Non è un problema – Il vescovo di Tripoli ha poi cercato di gettare acqua sul fuoco acceso da chi teme che il futuro governo libico possa fare troppo affidamento alla sharia, la legge coranica. Martinelli, a tal proposito, ha dichiarato: “La sharia è un’espressione da prendere in senso positivo. L’obiettivo è quello di garantire alla società libica le regole per affidarsi a Dio e non si vuole assolutamente parlare di fondamentalismo”.

Simone Olivelli

 

 

Martinelli definisce inoltre ingiustificato il timore suscitato dalle parole delle nuove autorità politiche libiche che hanno fatto riferimento alla sharia per la legislazione della Libia del dopo Gheddafi. E punta il dito contro i media, colpevoli a suo avviso di non aver capito la connotazione “positiva” di quelle affermazioni. “La sharia è un’espressione da prendere in senso positivo”, dice il vescovo . L’obiettivo del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) è “garantire alla società libica le regole per affidarsi a Dio e non si vuole assolutamente parlare di fondamentalismo”. Il riferimento alla sharia, conclude, era “un senso benefico e positivo dal punto di vista della religione”.

 

 

Questo è un “Natale pieno di speranza” per la comunità cristiana in Libia, aggiunge poi Martinelli che parla della “buona volontà di tanti libici che vogliono una pace sicura” dopo 42 anni sotto Muammar Gheddafi. “Una pace di riconciliazione – precisa – tra le tribù e i diversi settori della società”. “E’ una volontà che esiste, bisogna aiutare i libici a trovare la via giusta per l’equilibrio”, spiega parlando nella Chiesa di San Francesco a Tripoli al termine della messa del mattino perché, conclude il vescovo, “ci sono stati momenti di rivalsa, in qualche settore, ma sono stati messi a tacere”.