Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Cina, dissidente Chen Wei condannato a 9 anni: pubblicò articoli ostili al...

Cina, dissidente Chen Wei condannato a 9 anni: pubblicò articoli ostili al Partito

Il tempo è relativo. Questo è uno di quei concetti talmente ampi da permettere a chiunque – scienziati, umanisti, gente comune – di affrontarlo e relazionarlo con la propria esperienza personale.
Per il noto dissidente cinese Chen Wei, probabilmente ancor più che per altre persone, il tempo ha due facce. Per lui ventidue anni potrebbero essere durati troppo poco, mentre nove potrebbero dare l’impressione di non finire mai.
Chen Wei è stato condannato a quasi un decennio di galera perché accusato di “incitamento a sovvertire il potere dello Stato“, espressione che in Cina può benissimo essere tradotta con “avere espresso posizioni critiche nei confronti del sistema politico vigente e avere la possibilità di essere letto da un congruo numero di persone”.

Processo farsa? – Ai giudici del Tribunale di Suining (Sichuan) sono bastate appena tre ore per acclarare la presunta colpevolezza del dissidente. L’accusa ha impugnato, come prove della pericolosità di Chen Wei, alcuni suoi scritti pubblicati tra il marzo del 2009 e il gennaio di quest’anno. La testata Asianews.it rende noti i titoli di quattro articoli del dissidente: “La malattia del sistema e la medicina della democrazia costituzionale”; “La chiave per democratizzare la Cina e la crescita dell’opposizione civile”; “I piedi del movimento per la difesa dei diritti e la testa per un movimento della democrazia costituzionale”; “Pensieri sul digiuno nella giornata per i diritti umani”.
Tra le frasi maggiormente incriminate, inoltre, ci sarebbero queste: “la gente è stata derubata del proprio pensiero e fede“; “il Partito comunista cinese (Pcc) usa lo strumento della violenza per controllare il popolo“; il Partito comunista cinese è “nemico della democrazia“.
Chen era finito in manette lo scorso febbraio, in seguito al tentativo di organizzare delle proteste ispirate dall’onda  lunga proveniente dai paesi nordafricani segnati dalle rivolte della cosiddetta ‘primavera araba‘. Ma la Cina non è la Tunisia e il dato è sotto gli occhi di tutti.
Dopo la lettura della sentenza che lo condanna a una pena di 9 anni di prigione e a due anni di privazione dei suoi diritti, Chen Wei è stato portato via dall’aula del tribunale, trovando solo il tempo per gridare la propria innocenza e dichiarare che “la democrazia alla fine prevarrà e i dittatori cadranno“.

Piazza Tienanmen – Per Chen Wei, ventidueanni potrebbero essere volati in un baleno o comunque aver dato l’impressione di non aver portato a particolari cambiamenti, perché il noto dissidente era fu già protagonista nel 1989 delle proteste di piazza Tienanmen. Anche quella volta, la sua ribellione finì per sbattere contro le sbarre di una cella.
Il caso di Chen Wei, purtroppo, non è l’unico riguardante la repressione coatta della libertà d’espressione in Cina. Nel 2010, il premio Nobel per la Pace Liu Xiabo è stato condannato a 11 anni di prigione per aver pubblicato su Internet diversi articoli ostili al regime comunista.

Simone Olivelli